Il 25 giugno 2026 è una data che entrerà nella storia: Parco Urbano di Bellinzona colmo per i due live della serata, SOLEROY come opening act e la grande ELISA, subito dopo, per infiammare la folla presente.
Nulla ha scoraggiato i fan, tantomeno il forte temporale iniziato proprio con l’esibizione della cantautrice italiana.
Il pubblico ha ballato e cantato sotto la pioggia battente, come una vera tribù piena di gioia ed entusiasmo.
Soleroy è un giovane musicista svizzero che, a 22 anni, ha costruito la sua carriera sulla propria capacità di apprendimento e sulla propria passione, attirando l’interesse internazionale delle emittenti radiofoniche, con i propri brani cantanti in lingua inglese.
Il live del giovane cantante e musicista l’ha visto come unico protagonista sul grande palco, alle tastiere; ricco di fascino innato, oltre che di talento ed una bella voce, ha incantato con un live basato su un gioco di sguardi e sorrisi discreti.
Dopo un’ora circa di suoi successi attuali, è stata finalmente la volta di Elisa, attesa con trepidazione.
Con grazia, Elisa ha volteggiato energica e generosa, per oltre due ore e, complice anche l’abito bianco, la sua fugura è parsa davvero a metà strada tra un angelo ed una libellula, come mi piace pensarla.
Libera, leggera, ha intercalato il suo concerto con una scaletta mista dei successi in inglese che l’hanno resa famosa in passato ed i brani italiani, inclusi quelli più nuovi.
Non due parti separate, quindi, ma lo snodarsi di un fil rouge senza tempo.
Ha interloquito spesso con il pubblico, soprattutto per elogiare i fan più piccoli e già amanti della musica, e poi per cantare un ‘Happy Birthday’ molto originale, quasi un brano nuovo improvvisato, per un altro bambino che compiva gli anni.
Non è stata ferma un istante sul palco, Elisa si è esibita con vitalità e con l’entusiamo degli esordi.
Ha imbracciato spesso anche la chitarra, suonando dal vivo, ricordando la sue collaborazioni e amicizia reciproca con Ligabue, che ha scritto per lei alcuni bellissimi brani, tra i quali “A modo tuo”, una canzone che poi lei ha dedicato alla prima figlia, definendolo un brano che più onesto ed altruista non si può.
E se questo è stato il penultimo brano, che ha fatto ballare sotto la pioggia, teneramente, molte mamme con le figlie poco più che bambine; per le ultime battute è esplosa di nuovo con vigore ed energia: il concerto è terminato con un inno alla fine di tutte le guerre, per ricordarci che noi siamo numericamenti molti di più, e che contiamo più di qualsiasi politico o persona al potere, e ha coronato il tutto cantanto in finale ‘Togheter’, perché dobbiamo restare uniti, 8 milardi di persone che si uniscono per questo ideale!
Il brano conclusivo è culminato in musiche a dir poco spaziali, che per un attimo, insieme a luci psichedeliche, hanno distorto la relatà come fossimo stati proiettati tutti in un’altra dimensione.
Grazie Elisa, sarebbe valsa la pena ascoltarti anche nel mezzo della fine del mondo!
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Foto e articolo di Monica Mazzei
Freelance culturale per
TicinoNotizie.it












