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Vittorio Messori: un italiano serio

Convertitosi alla fede cattolica negli Anni Settanta del secolo scorso, è diventato soprattutto con Ipotesi su Gesù, con Scommessa sulla morte, Dicono che è risorto, Patì sotto Ponzio Pilato, uno dei più importanti autori cattolici del XX secolo

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Il 3 aprile scorso, proprio nel giorno del Venerdì Santo, saliva al cielo Vittorio Messori, il più grande scrittore cattolico del Novecento. Il giorno della sua scomparsa da molti è stato visto come di un segnale provvidenziale.

Vittorio Messori per me ha rappresentato e rappresenta una grande fonte culturale, storica e religiosa. Ho letto quasi tutte le sue opere. Ho cominciato con i suoi splendidi “Vivai” apparsi sul quotidiano Avvenire tra il 1985 e il 1991. Interventi che fotocopiavo per poi diffonderli tra gli amici. Addirittura, li ho anche rilegati, facendone delle dispense che tra l’altro ho fatto autografare dall’autore. Vivai poi pubblicati in tre volumi dalle edizioni San Paolo e poi in anni più recenti ripubblicati da Sugarco Editore.

Ma Vittorio Messori, convertitosi alla fede cattolica negli Anni Settanta del secolo scorso, è diventato soprattutto con Ipotesi su Gesù, con Scommessa sulla morte, Dicono che è risorto, Patì sotto Ponzio Pilato, con i suoi tanti libri, uno dei più importanti autori cattolici del XX secolo.

“La sua importanza è soprattutto legata al rilancio dell’apologetica, scrive Marco Invernizzi, in un tempo storico in cui una dissennata opera di autodemolizione ha cercato di privare il mondo cattolico di questa componente importante della sua teologia. Un’apologetica seria, documentata, rigorosa e in qualche modo aperta all’evangelizzazione: queste le principali caratteristiche che il lettore incontra nei libri di Messori, che hanno aiutato molti a conservare la fede in un’epoca dominata dal relativismo e, in alcuni casi, anche a ritrovarla”. (Vittorio Messori 1941-2026, 5.4.26, alleanzacattolica.org)

La produzione letteraria di Messori è abbastanza vasta, nel ricordare le sue opere, si rischia di dimenticarne qualcuna. Oltre ai volumi citati sopra, non si può non menzionare “Un Italiano serio”, l’agile testo scritto nel 1990 sul beato Faa di Bruno, che ha fatto emergere dall’oblio più totale, una delle figure più importante dei cosiddetti “Santi sociali” torinesi. Peraltro, attraverso questo libro presentato al Meeting di Rimini, è nata una polemica sul Risorgimento italiano. Per la recensione a questo libro, ho ricevuto una lettera di ringraziamento dello scrittore che tengo gelosamente nella mia biblioteca in Sicilia.

A proposito del beato Faa di Bruno, Messori era molto legato. Ho assistito alla sua presentazione a Torino nell’Auditorium “Faa di Bruno” di uno dei suoi ultimi libri pubblicati: «Quando il cielo ci fa segno. Piccoli misteri quotidiani», Mondadori (2018). Il testo del giornalista cattolico sottolinea come l’Aldilà ci invia dei «segni», a volte grandi e vistosi (i miracoli, le apparizioni), a volte piccoli e privati, che spesso trascuriamo di interpretare, preferendo parlare di «coincidenze», di «casualità», magari di «eventi bizzarri». «Dunque, non è che il Cielo non ci parli – ha detto Messori nella serata torinese – siamo noi a essere sordi. E non è che Dio non si mostri: siamo noi a essere ciechi».

E a proposito di segni e miracoli, recentemente ho avuto modo di leggere tre ottimi suoi studi sull’argomento: “Bernadette non ci ha ingannati”, “Il Miracolo. Indagine sul più sconvolgente prodigio mariano” e “Gli occhi di Maria”, scritto insieme a Rino Cammilleri.

Vittorio Messori sarà ricordato anche per essere stato l’unico che ha intervistato ben due papi: san Giovanni Paolo II, che ha risposto a 35 domande poste da Messori. Un libro, uscito nel 1994, “Varcare la soglia della speranza”, che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’editoria e della Chiesa.

Per la prima volta un pontefice ha utilizzato lo strumento del libro-intervista per diffondere il suo pensiero e la sua fede, riscuotendo un seguito straordinario: 20 milioni di copie vendute nei primi due mesi.
Il colloquio con Giovanni Paolo II è stato tra i maggiori best seller della storia editoriale, uscito in una cinquantina di lingue.

La seconda intervista, con il cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede e poi Papa, con il libro, “Rapporto sulla fede”. Anche questo ha avuto un grande successo, soprattutto a lungo studiato da chi auspicava una vera riforma della Chiesa, alla luce del Concilio Vaticano II.

Messori è vissuto a lungo a Torino, proprio nel quartiere San Donato, forse, proprio per questo ha studiato la figura del beato che ha operato in questo quartiere. Sulla dimensione religiosa, soprattutto della sua scoperta di quel grande uomo scienziato Francesco Faa di Bruno, ho fatto diversi interventi e soprattutto sulla grande attenzione che gli ha dedicato Messori. Mentre, per quanto riguarda la sua vita trascorsa a Torino, c’è un libro che Messori ha scritto insieme ad Aldo Cazzullo, «Il mistero di Torino. Due ipotesi su una capitale incompresa», Mondadori (2004), un testo un po’ anomalo rispetto a quelli che lui ha scritto, si tratta di una descrizione affettuosa della sua infanzia nella città subalpina del come la città l’abbia accolto, delle scuole che ha frequentate, dell’inizio della sua attività lavorativa.

In una intervista dopo l’uscita del libro lo scrittore ha detto: “[…] In effetti, Torino è, in molti modi, davvero misteriosa: la città del Cristo (la Sindone) e dell’Anticristo (Nietzsche), di Cavour e di don Bosco, dei satanisti e dei grandi santi. Seguendo soprattutto un percorso autobiografico, intrecciato a letture e riflessioni di decenni, ho cercato di penetrare quel “mistero“.

Naturalmente, nella mia prospettiva di credente. Da qui la riscoperta della dimensione religiosa, importantissima per una città che non è soltanto quella di Gramsci, di Gobetti, dell‘editore Einaudi, degli Agnelli e che è stata esaminata troppo spesso solo in chiave sociologica e politica».

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