Oggi desidero ricordare un grande scrittore del passato: Chrétien de Troyes (1135-1190), considerato il più grande poeta del medioevo prima di Dante. Di lui si sa poco, solo che fu un uomo di grande cultura e probabilmente un chierico, ma questo non gli impedì di amare il lusso e la raffinatezza.
Di Chrètien ci sono pervenute due canzoni d’amore e cinque romanzi dedicati al ciclo bretone: Erec et Enide; Cligès; Ivano o il Cavaliere del Leone; Perceval o il Racconto del Graal e “Lancillotto o il Cavaliere della Carretta”.
Quest’ultimo romanzo gli fu commissionato da Maria contessa di Champagne, sua prima protettrice, cui è dedicato il prologo, la quale di certo lo fece leggere a voce alta di fronte alle sue dame e ai suoi cortigiani, così come usava all’epoca, poiché essi erano per lo più scarsamente alfabetizzati se non addirittura analfabeti.
Protagonista è ovviamente Lancillotto, che parte alla ricerca della regina Ginevra di cui è perdutamente innamorato e ricambiato. La regina è stata rapita e rinchiusa in una torre da Meleagant, figlio del re di Gorre, un regno da cui nessuno ha mai fatto ritorno. Durante la ricerca egli affronta prove pericolose e anche disonorevoli per un cavaliere, come ad esempio, quella di salire sulla carretta della vergogna, ovvero quella dei condannati e dei malfattori esposti al pubblico ludibrio e, se dopo aver tentennato vi sale, mentre il suo amico Galvano lo sconsiglia dal disonorarsi, Lancillotto lo fa perché un nano gli ha promesso di indicargli dove si trova il reame di Gorre.
Vi giungerà grazie ad un anello incantato, e una volta davanti al maniero salirà sul pericoloso Ponte della Spada, ovvero un’enorme spada affilata posta su un turbinoso corso d’acqua. Raggiunto il castello dove lei è prigioniera, la moglie di Artù si rifiuta di parlargli perché egli aveva avuto un momento di esitazione nel decidere se salire o no sulla carretta, come avrebbe dovuto fare un fedele servo d’amore, e così gli manda a dire che esige da lui una nuova prova di fedeltà e sottomissione.
Egli è sconfortato, ma accetta di partecipare a un torneo durante il quale dovrà offuscare il suo valore, mostrandosi codardo, sino a quando lei finalmente gli farà cenno che potrà tornare a battersi come il valente cavaliere che è veramente. Alla fine duella con Meleagant uccidendolo e liberando la regina che lo perdona ed altri prigionieri del castello e, finalmente, trascorre la sospirata notte d’amore tra le braccia di lei.
Emozionante e delicato il brano in cui i due possono stare finalmente insieme, di cui riporto solo alcuni versi:
…e va al letto della regina
e l’adora, ed a lei s’inchina,
perché non c’è reliquia a cui
creda più. E la regina a lui
le braccia distende, e l’abbraccia,
e stretto al petto se l’allaccia;
se l’è a fianco nel letto tratto,
ed il più bel viso gli ha fatto
che possa fargli, che da Amore
le viene ispirato e dal cuore…
Lancillotto è quindi per antonomasia il perfetto cavaliere, prode nel combattere, amante fedele e insensibile al fascino delle altre donne.
E se con questo romanzo Chrétien de Troyes affrontò il tema dell’amore adultero, in Erec et Enide raccontò invece la storia del prode Erec che ottenne la mano della bella Enide. Dopo le nozze i due sono talmente innamorati che si isolano dal resto mondo per vivere bocca a bocca l’incantesimo dell’amore; Erec, infatti, dimentica di partecipare ai tornei e alle avventure dei suoi compagni d’armi, tanto che i suoi commilitoni lo accusano di mollezza e viltà. Enide, sentite quelle maldicenze, le nasconde allo sposo per paura che si allontani da lei, ma al contempo comincia a pensare che egli possa davvero essere divenuto un amante effemminato.
Un giorno un sospiro la tradisce. L’amore è in pericolo. Erec, però non è un vile perché si è abbandonato ai piaceri d’amore trascurando i suoi impegni e doveri militari accantonando la sua prodezza, tanto ammirata dalla moglie. A questo punto lui, per ristabilire la propria gloria ed eroismo davanti ad Artù e agli altri cavalieri della Tavola Rotonda, ma soprattutto agli occhi della sposa, decide di punirla per mancanza di fiducia nei suoi confronti, e per farlo, stabilisce di partire con lei per un lungo viaggio d’avventura.
Durante il viaggio Enide dovrà rimanere muta e non aprire mai bocca, nemmeno per avvisarlo dei pericoli che incontreranno. Tante saranno le avventure che alla fine porteranno alla riconciliazione tra i due, a dimostrare che l’amore vero non è prerogativa solo degli amanti che vivono una passione segreta e adulterina, ma che la passione esiste anche nel matrimonio.
Se amate il medioevo leggete i miei “A bon droit” e “Folgóre da San Gimignano”
a cura di Luciana Benotto















