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Chirurgia refrattiva: quali sono gli esami chiave da eseguire prima dell’intervento

Cosa sapere in fase diagnostica..

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Spesso si pensa che il successo di un’operazione laser dipenda esclusivamente da cosa accade in sala operatoria. In realtà, nell’oftalmologia moderna, il risultato finale viene “costruito” molto prima, durante una fase diagnostica che oggi ha raggiunto livelli di precisione quasi ingegneristica. Sottoporsi a un percorso di chirurgia refrattiva non significa semplicemente misurare le diottrie mancanti, ma mappare l’intero ecosistema oculare per garantire che il trattamento sia sicuro, stabile e duraturo.

La topografia e la tomografia: l’architettura della cornea

Il primo passo fondamentale è lo studio della morfologia corneale. La cornea è la superficie su cui il laser andrà ad agire per correggere il difetto visivo. Attraverso la topografia corneale, i medici del Gruppo Refrattivo Italiano ottengono una mappa altimetrica dettagliata della superficie oculare.
Tuttavia, per una sicurezza totale, è necessario andare più a fondo con la tomografia. Mentre la topografia guarda alla “facciata”, la tomografia analizza anche la superficie posteriore e lo spessore complessivo. Questo esame è cruciale per escludere patologie silenti come il cheratocono, una condizione che potrebbe rendere l’occhio non idoneo al trattamento standard.

Pachimetria e Biomeccanica: la resistenza del tessuto

Un altro pilastro diagnostico è la pachimetria, ovvero la misurazione dello spessore corneale in ogni suo punto. Poiché ogni tecnica laser prevede la rimozione di una quantità infinitesimale di tessuto, è vitale assicurarsi che rimanga una struttura residua sufficientemente solida per mantenere la stabilità dell’occhio negli anni a venire.

Oggi, realtà d’eccellenza come il Gruppo Refrattivo Italiano integrano questi dati con lo studio della biomeccanica oculare. Non conta solo “quanto” tessuto c’è, ma come questo reagisce alle pressioni interne ed esterne. È questo livello di analisi che trasforma un buon intervento in un percorso di precisione sartoriale.

Aberrometria: oltre i dieci decimi

Se i test precedenti servono a garantire la sicurezza, l’aberrometria serve a garantire la qualità. Questo esame analizza le piccole imperfezioni del sistema visivo (aberrazioni di alto ordine) che possono causare aloni o scarsa sensibilità al contrasto in condizioni di luce difficile. Grazie a queste informazioni, il chirurgo può programmare un trattamento personalizzato che non si limita a ridare la vista, ma punta a restituire una visione nitida e naturale, simile a un abito cucito su misura.

L’importanza del colloquio clinico

Infine, la diagnostica non è fatta solo di macchine. Il colloquio con lo specialista permette di incrociare i dati clinici con le abitudini di vita del paziente: dal tempo trascorso davanti ai dispositivi digitali alle attività sportive praticate. Solo attraverso questa sintesi tra tecnologia avanzata e ascolto attento, il Gruppo Refrattivo Italiano è in grado di definire con certezza l’idoneità del paziente, scegliendo la tecnica più appropriata tra FemtoLASIK, PRK o SMILE.

Affidarsi a uno screening così rigoroso significa approcciarsi alla correzione visiva con la consapevolezza che ogni dato raccolto è una garanzia in più per il proprio benessere futuro.

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