La voce è lo strumento degli strumenti della nostra storia, in un mondo dove tra artificiale e reale non sappiamo più cosa sia la realtà. La parola chiave e’ “restituire” al mondo ciò che si è appreso.
E’ incredibile come il Maestro Mussida stia lavorando in modo geniale per attuare quell’educazione alle emozioni della quale tanto si parla oggi. Lui non parla a vanvera. Lui non attende il plauso. Lui lo fa. Parallelamente a questo, il metodo educativo da lui impiegato, restituisce anche ai giovani con ADHD per esempio, la capacità di adattamento, autocontrollo e gestione interiore e mentale.
“La nostra vita di formatori con il CPM INSTITUTE, nasce nell’ 84, quando c’era solo la musica classica come riferimento per i ragazzi e in quell’anno, un gruppo di pionieri ha immaginato di poter raccontare quanto la musica popolare sia radice e origine di ogni tipo di esperienza umana” così il Maestro Mussida.
Il suono della storia della musica stessa iniziata intorno all’anno 1000, da assimilare attraverso l’uso della ragione. L’intelletto è predominante ma sempre legandolo al sentire individuale.
Quindi bisogna dire non solo pionieri ma anche innovatori, soprattutto dopo il concerto al Castello sforzesco nel 2024, che ci ha aperto da quest’anno nuove idee e prospettive.
Anche la cantante Björk ricorda che la musica non è solo stile ma sincerità, mentre e abbiamo visto Ultimo richiamare un numero infinito di fan, ed è stata sua la voglia di raccontare la propria essenza a far leva sulle persone più di tutto. Quindi dobbiamo approfondire il concetto di “sincerità”.
Frank Zappa sosteneva che senza la musica a decorarlo, il tempo sarebbe solo una sequenza di date e fatti pieni di noia e tristezza… Perché la musica è emozione, e l’emozione dà un senso al tempo.
La “formazione musicale integrale” è quella che darà senso al nostro percorso nei programmi ministeriali e con gli allievi, e ogni studente che arriva qui sarà seguito in modo individuale secondo le sue attitudine, sempre come una persona e mai come un numero.”
Quindi l’intervento di Luca Nobis, il direttore dei corsi del CPM Institute:
“CPM Istitute possiede un alto profilo formativo. Siamo conservatori ed innovatori allo stesso tempo ed oggi offriamo un diploma di primo e secondo livello equiparato alle lauree di conservatorio, dopo averne discusso con il Ministero. Qui si è costruito qualcosa soprattutto per la musica moderna, vi abbiamo studiato il jazz, il rock, la fusion e grandissimi musicisti sono passati da qui.
(Sono stati presentati approfonditamente i vari dipartimenti dell’istituto per studio di tutti i generi principali di musica popolare, dal Rock nelle sue varie sfumature, al Jazz, ecc. Molti docenti, tutti musicisti, partono spesso in tour con le più grandi e apprezzate band italiane).
Le materie sono teoriche e pratiche, anche su come produrre e arrangiare, poi ci sono le riprese con tecnici con curriculum eccellenti, che seguono eventi straordinari dalle Olimpiadi a Sanremo; e si collabora con le più grandi case discografiche, dalla Sony all’ Universal ecc.
La pratica arriva anche dalla cultura del lavoro e dalla esperienza concreta, per noi è importante che i ragazzi per esempio entrino dove un attimo prima magari registrava Baglioni, perché si apprende solo ciò che è vissuto in prima persona. Abbiamo infine aperto i Master sul pop rock e sulla composizione testi”.
Ed ecco l’intervento principe di Frank Mussida:
“Un punto di svolta nella formazione musicale integrale in Italia, lo abbiamo avuto quando abbiamo capito che il musicista deve lavorare con le sue emozioni e imparare ad impiegarle e governarle.
L’artista Ultimo è pure il frutto di questo lavoro; è il lavoro dell’artista del Terzo Millennio, non è solo un programmatore; suonare musica è un percorso cognitivo ed extra cognitivo”.
Si può dire che questa consapevolezza sia nata nel 1987, in un laboratorio a San Vittore, nata attraverso la ricerca scientifica tra musica ed emozioni. Una ricerca continua che crea comunità fra gli artisti, accrescendone le fasi evolutive immaginative, emozionative e logiche.
Strumenti e linguaggi sono principi che governano strumenti di approcci razionali ma non solo, formazione razionale ma con il piacere dei propri gusti.
Siccome molti docenti sono timidi, si usano dei libri che decodificano tutto questo, studiando elementi emotivi, facendo lavorare l’intelletto nella sfera emotiva, con lo studio degli elementi immaginativi, avendo reso il musicista del Terzo Millenio consapevole di come la produzione musicale sia il frutto del suo mondo interiore. Abbiamo iniziato nel 2013 con un tipo di ascolto musicale con centinaia di detenuti, nostro terreno di studio, che li aiutasse a comprendere meglio se’ stessi.
Da questa esperienza è nato un libro, “Le Chiavi nascoste”, perché idealmente la musica ascoltata in questo modo, offriva una via d’uscita immaginaria dall’istituto correzionale. Questa pubblicazione divulgava anche i risultati scientifici concreti.”
Interviene la Dottoressa Francesca Viacava, che ha contribuito in modo concreto a tutti gli studi:
“Dal 2013 al 2019 abbiamo avuto attive nelle carceri più importati, almeno dodici audioteche, che si erano fermate con il Covid e sono rimaste ferme da allora. Una delle sperimentazioni scientifiche piu’ incisive, si sono attuate al carcere femminile di Secondigliano. Poi in quello di Monza, dove abbiamo per esempio avviato un ascolto musicale per stati emotivi, identificati in un gruppo di 27.
Chiedevamo ai detenuti di definire prima come si sentissero, e poi, in modo connesso ai loro stati d’animo, potevano scegliere il genere di musica che desiderassero ascoltare. Poi, in collaborazione con l’Universita’ di Pavia ed il Ministero, abbiamo pubblicato dei veri e propri dati scientifici umani.
Sono stati i detenuti stessi, come pure gli utenti di San Patrignano, a fornire delle dichiarazioni spontanee di come desiderassero intensamente riprendere queste esperienze sonore.
Hanno potuto in questo modo cominciare a vivere la loro identità emotiva. Abbiamo svolto un lavoro che non riuscivano a fare nemmeno gli psicologi.
Nessuno chiedeva di loro, chiedevano di noi e abbiamo coperto un buco educativo emozionale individuali, con fasi di crescita e cambiamento tangibili.
35 camorristi erano entusiasti e 33 hanno sottoscritto la dichiarazione per riavere i laboratori di ascolto, per farvi capire. Tra loro, e fra tutti i detenuti che hanno firmato, c’è anche una persona al centro delle cronache di questi giorni, ma non faccio nomi per privacy.
Ha chiesto comunque che i laboratori non chiudano nemmeno per le vacanze e si riferisce in modo particolare, al Laboratorio Co2, ossia un programma di fuga immaginaria: “Ascoltare ma laboratorio mi fa stare bene, invece in cella non sopporto CD ed altro”, ha detto. Ciò si può sicuramente capire, perché recarsi in aula d’ascolto fa sentire come un essere umano che evade dalla routine.
Dobbiamo però ringraziare per la collaborazione anche tutti gli educatori e la polizia penitenziaria, che si sono messi a disposizione del progetto, che vuole diventare normalità.
Vi è d’altra parte anche un co-progetto di integrazione con i numerosi detenuti stranieri, come i pakistani per esempio, per permettere anche a loro e nelle loro lingue, di usufruire del progetto, che aiuta a riconoscere le proprie emozioni e a descriverle. Formazione musicale integrale include ed applica anche le opportunità offerte dall’avanzamento tecnologico, impiegando le nuove applicazioni a favore dello sviluppo dell’essere umano.”
Subentra Pietro Bombardelli:
“Se da una parte, abbiamo insegnato ad usare i 5 sensi per sviluppare meglio la crescita dell’apprendimento musicale, come per esempio dando una decisione ai suoni ascoltati, che possono essere ‘morbidi’ o ‘taglienti’, sviluppando quegli aspetti che portano a creare la musica da film; dall’altra, abbiamo creato una specie di ‘vocabolario ragionato sui suoni prodotti da ogni strumento, grazie ad un ‘generatore modale di campane tibetane’, utile soprattutto per imparare a solfeggiare le pause nei solfeggi, incubo di quasi tutti gli studenti, e nel campo dell’improvvisazione. Ciò aiuta anche ad apprendere meglio l’intonazione, quando non la si possiede di nascita”.
Qui, per ultimo, è intervenuto l’ingegnere Dario Cantarelli, creatore dell’app, dicendo:
“I più sensibili sono i più distratti in questo periodo difficile di grande competizione sociale, e questa app aiuta non solo a solfeggiare ma anche a mantenere la concentrazione.
Inoltre, ho messo appunto anche l’altra app denominata “Stella polare”, un modulo il cui obiettivo è riconoscere la nota predominate della vocalità di una persona, da cui partire per vivere la tua esperienza interiore di quello che sei e senti dentro di te.
Tutto ciò collegandolo a dei movimenti delle mani per memorizzare il lavoro nei suoi passaggi, impiegando quindi tutta la persona, con corpo e gestualità, migliorando in questo modo la memorizzazione, e creando un’armonia.
L’ultimo step, è stato creare un “Test musicale di rilevazione identità emotiva”, raggiungendo il risultato grazie appunto al lavoro con Stella Polare.
Tutto ciò può aiutare anche i rapporti con le famiglie, nell’incontro generazionale genitori e figli, grazie ad una migliore comprensione del temperamento del figlio/figlia e di conseguenza dei suoi bisogni.”.
Alessandro, giovane allievo, parlerà entusiasta per ultimo, rivelando la sua condizione di allievo con ADHD, e confermando come queste tecnologie lo abbiano aiutato tantissimo a incanalare il flusso dei propri pensieri, e a controllare l’impulsività che spesso porta a parole delle quali ci si può anche pentire.
Monica Mazzei
Freelance culturale per
TicinoNotizie.it












