Luca Lucci, l’ormai ex leader
ultras milanista, ha avanzato istanza di concordato in appello
ad una pena complessiva finale di 8 anni di reclusione, con una
sorta di patteggiamento in secondo grado e con il via libera
della Procura generale milanese per l’accusa principale di
essere stato il capo dell’associazione per delinquere che
avrebbe gestito la curva Sud rossonera. In primo grado era stato
condannato con rito abbreviato a 10 anni di reclusione.
E’ emerso dalla prima udienza del processo, davanti alla
terza sezione della Corte d’Appello milanese, nel filone
principale, con rito abbreviato, scaturito dalla maxi inchiesta
della Dda di MILANO, della Polizia e della Gdf ribattezzata
“doppia curva”. La strada dei concordati in appello, su cui i
giudici dovranno decidere nelle prossime udienze a partire dal
17 settembre, è stata intrapresa anche da altri sette imputati
(tutti in pratica tranne Giuseppe Caminiti) e sempre per
l’accusa di associazione per delinquere.
Per Lucci e per il suo
ex vice, Daniele Cataldo, il concordato in appello non riguarda
l’accusa sul tentato omicidio del 2019 dell’ultrà rossonero Enzo
Anghinelli. La pena chiesta da Lucci, con l’ok della sostituta
pg Simonetta Bellaviti e del pm Paolo Storari applicato in
secondo grado, è comunque di 8 anni complessivi. Parti civili
anche Inter, Milan e la Lega Serie A, quest’ultima con
l’avvocato Salvatore Pino.
Tra l’altro, stando ad un ultimo verbale dell’inchiesta
“doppia curva” depositato oggi in udienza dall’avvocato Jacopo
Cappetta, Cataldo ha ora confessato il suo ruolo nella tentata
uccisione di Anghinelli di sette anni fa. Altre ammissioni che
si aggiungono a precedenti verbali del maxi procedimento, come
quelli degli ormai collaboratori di giustizia Andrea Beretta e
Marco Ferdico, ex vertici del direttivo della Nord interista.











