C’era una volta, anzi c’è adesso, un incrocio a San Benedetto. C’era il sole che picchia, un cono che si scioglie, e tre uomini che discutono come all’oratorio. Uno con la polo nera e le scarpe giallo fluo che sembrano due evidenziatori. Uno con la maglietta marrone che gesticola come se dirigesse il traffico di tutta l’Adriatica. Il terzo fa da arbitro, ma il VAR non funziona mai quando serve.
La cronaca dice: “Imprenditore iscritto a Futuro Nazionale picchia uomo in mezzo alla strada”. Il web dice: “Rocky Joe contro la bici che diventa disco volante”.
La versione del ring: dieci minuti di blocco traffico, provocazioni, una bicicletta lanciata, poi si vola sul selciato. Il dettaglio che fa impazzire tutti? Il gelato. Lui mangia, poi mena. Il cono resta in mano come la cintura di campione. Nasce il meme: “Non toccare la punta al cono”.
Nasce la guerra civile da tastiera: “Ha fatto bene” vs “Denunciatelo” vs “Chiamate il 11… non mi ricordo più il numero”.
🎵 Dai che è estate, c’è il gelato in mano, Una Graziellina bici che diventa disco volante,
Se suoni il clacson parte la rissa in piano, e il VAR sei tu col pollice sulla tastiera. 🎵
Ridiamoci su, perché se non ridiamo ci spariamo. Ridiamo del “Vannacci no generale ma sceriffo”, del “Poi lo colpisce da dietro… brutte parole… alle spalle…”, del “Ha picchiato il padre”, del “Come si permette un italiano di reagire”. Ridiamo perché siamo tutti CT della Nazionale, tutti giuristi, tutti con la moviola in tasca. “Guardare tutto il video”, “Chi ha postato il video”, “L’imprenditore… avrà una palestra”. “Siete mai stati aggrediti?? Se perdeva l’italiano eravate contenti? Al suo paese…” “Poteva dire e fare così, ma l’alternativa qual era?”
E qui la musica si abbassa. E arriva l’esame di coscienza. Possibile mai che deve sempre finire alle mani? Non potevano chiamare il 112? Non mi ricordo più il numero, ma era quello. Fate vedere tutto il video, sì. Ma poi che si fa?
Perché io una volta, nel periodo appena prima del vomito online, sono stato attaccato per avere subìto un furto. Fortunatamente ero magro e agile, con gioco di gambe ho sbilanciato come durante una partita di calcio il ladro. Nulla di male, non l’ho neanche toccato. Lui non si fa nulla, chiamo polizia e ambulanza visto il tasso alcolico. “Posso andare, prego…” Non c’era ancora questa tifoseria. Non c’era l’arbitro, il guardalinee e il VAR di Facebook a decidere se ho fatto bene o male.
Ecco il punto: la guerra civile web sta veramente arrivando all’estremo.
Ognuno deve fare la sua parte. Semplice cronaca e racconto dei fatti, non giustizia sommaria.
Chi blocca le auto in mezzo all’incrocio deve essere fermato dalla polizia, subito. E poi non graziato dal giudice con mille cavilli. Se fermi il traffico, se metti a rischio gli altri, paghi. Punto.
Chi mena deve essere indagato per aggressione a un ubriaco alterato e per danni a cose private, se li ha fatti. L’altro deve essere curato e non deve più avere la possibilità di farsi male e fare del male. Remigrazione no, “andate via voi” nemmeno. Perché come dice quella donna straniera: “Queste cose fanno male a chi straniero vuole lavorare”.
“Fanno i lavori che noi non vogliamo più fare” — cavolo che considerazione… E allora aumentiamo i salari. Sempre, non solo quando siamo all’opposizione. Basta. Prima che la guerra civile virtuale diventi reale… Fermatevi! O fermateli, chi può deve farlo. Altrimenti saremo qui senza più pace ma solo un veleno continuo, atroce.
Il sindaco di San Benedetto l’ha detto: “La violenza non è mai la soluzione”.
E non lo è mai. Né con il gelato in mano, né con la bici che diventa disco volante, né con le scarpe fluo, né con la maglietta marrone. Perché il problema non è chi sei: italiano, straniero, imprenditore, ubriaco, “risorsa”, “giustiziere della notte”. Il problema è quando smettiamo di chiamare il 112 e iniziamo a fare i santi o i carnefici a colpi di commento.
“I titoli dei siti e tg sono uno spot per Futuro Nazionale… Ma che futuro? Siamo invasi…” No. Siamo invasi solo se lasciamo che l’odio ci occupi la testa. Il futuro è un incrocio dove chi blocca la strada viene bloccato dalla polizia, non giustificato dal giudice. Dove chi mena risponde, chi sta male viene curato, chi lavora viene rispettato.
“Continuo a leggere i commenti… pure scurrili e volgari… Altri non posso citarli… Poi mi stufo… Vedo video di opinionisti con inserzione a pagamento farsi santi o carnefici” Ecco, stufiamoci prima. Prima che il veleno diventi normale.
“Parte il video: non si usano le mani ma!!! Se l’è cercata… Beh non ha finito il gelato…”
Ma da come tratta la cosa privata altrui, sembra che siamo diventati tutti comunisti con la roba degli altri, e fascisti con le mani. L’altro un attore da anni 80. Purtroppo il sistema è in corto circuito.
Certezza della pena… non di morte, spero. Carcere a vita o Senato ormai… No. Certezza della pena è: se sbagli, paghi. Se blocchi le auto, ti fermano. Se stai male, vieni curato. Se meni, ne rispondi.
E allora chiudiamo così, chiaro e tondo: la politica deve smettere di aizzare le tifoserie. Basta usare un incrocio di San Benedetto per fare campagna elettorale. I giudici devono avere leggi più semplici e applicarle e basta. Senza interpretazioni creative, senza graziare chi mette a rischio gli altri. E serve una revisione seria su malattie mentali e dipendenze. Perché se uno è alterato, ubriaco, fuori controllo, non può stare in mezzo alla strada a farsi male e a farne. Va aiutato prima, non difeso dopo.
Quindi sì, facciamoci la canzone allegra. Balliamo sul lungomare di San Benedetto.
Ma quando il jukebox si spegne, ricordiamoci che arbitro, guardalinee e VAR dobbiamo essere noi.
Nella vita vera, non nei commenti. Perché se “perdeva l’italiano eravate contenti”, allora abbiamo già perso tutti. E io il gelato lo voglio finire. In pace. Fermatevi. O fate qualcosa. Ora.











