
Vediamo solo la barca, il mare, casa nostra o ci viene in mente di gettare uno sguardo su questa gente quando si imbarca, dalle coste di altri paesi e continenti, tanto attigui ai nostri ma mai veramente vicini? Inforchiamo un binocolo, proviamo a vederne i volti, leggerne le storie le provenienze le motivazioni? E, spingendo lo sguardo un po’ più in là, riusciamo a scorgere il tragitto, la lunghezza del cammino, la profondità del deserto, la vita nei villaggi? Gli affetti e gli usi, le violenze ed i torti? Le economie e la nostra impronta di sfruttamento delle risorse? La progressiva desertificazione di una certa fascia geografica (vedi alla voce Sael) dovuta ai cambiamenti climatici?
L’Africa con i suoi villaggi e le impronte coloniali, anche italiane; un continente di cui dovremmo avere qualche nozione e familiarità, facendo parte anche della nostra storia (persino coloniale), della nostra economia, della nostra tecnologia e della nostra alimentazione; persino nei mazzi di fiori che destiniamo affettuosamente a persone care c’è spesso una impronta africana!
Conoscere, indagare, avere quantomeno delle coordinate di riferimento è l’unica maniera per poter davvero valutare, soppesare, scegliere ed agire. C’è una umanità in gioco : la loro e la nostra.
Nella settimana che ha preceduto la Giornata Internazionale del Rifugiato e del Migrante, sul territorio dell’Est Ticino si sono svolte due iniziative di cui qui vogliamo registrare, marcare traccia in una breve di cronaca. Due serate incentrate proprio su questi temi, “il tema”, verrebbe da dire, del nostro tempo: il fenomeno delle migrazioni dall’Africa.
A prendersi l’onere delle serate sono stati due comuni, Inveruno e Robecco sul Naviglio, insieme alla Caritas Ambrosiana e con partner locali: l’Anpi di Inveruno e Cuggiono, le Caritas parrocchiali.
A sostenere quotidianamente, invece, l’onere della conoscenza, dell’indagine, dell’approfondimento, dello studio (anche sul campo), oltre alle associazioni umanitarie (che si fan carico anche delle azioni), alcuni giornalisti: Paolo Lambruschi de L’Avvenire ed il giovane freelance Francesco Floris (L’Inkiesta, Redattore Sociale ed altri), per esempio.
Due serate contigue nel tempo, contigue nei territori ed anche per i focus.
Giovedì sera – il 26 settembre – ad Inveruno, Paolo Lambruschi ha mostrato i paesi africani da dove tutto 
La serata di venerdì 27 a Robecco ha quasi ripreso il discorso da lì, dove è stato lasciato da Lambruschi; Francesco Floris 
Capire, appunto; approfondire, sapere. Non già dalle sensazioni e dalle propagande, bensì da fonti dirette: persone, giornalisti e volontari, che laggiù – in quello che Conrad avrebbe chiamato “l’orrore“, “il cuore delle tenebre” (Heart of Darkness) – ci sono stati ed hanno interagito.
Perché sottolineiamo questi due incontri ed elogiamo la volontà di chi li ha organizzati? Perché da troppo tempo non si fa nulla per informare “in diretta”, in platea ed in spazi pubblici. Fuori dagli schermi, fuori dagli slogan. “dal vivo”, come si diceva una volta.
Valore aggiunto delle serate, l’indicazione di un “che fare” ; quella domanda che rimane in gola a tutti noi 
Per informazioni su come attivarsi rivolgetevi ai Centri Caritas delle vostre cittadine.
© Alessandra Branca – 2019



