Fino al 29 maggio la Galleria Fumagalli di Milano ospita l’esposizione ‘Kounellis | Warhol. La messa in scena della tragedia umana: la classicità di Jannis Kounellis e il pop di Andy Warhol’.
Ben lontani dal voler ridurre i due maestri dell’arte contemporanea a una medesima matrice e respingendo ogni sovrapposizione che possa appiattirne la singolare identità, l’esposizione si presenta come un’occasione di riflessione critica su Jannis Kounellis ed Andy Warhol, con le loro differenze ideologiche ed estetiche, ma anche con le loro tangenze culturali e comune tensione nei confronti della potenza e del mistero della spiritualità.
La mostra è arricchita da un’estesa pubblicazione che raccoglie contributi critici e memorie personali di importanti autori quali, fra gli altri, Andrea Dall’Asta SJ, Demetrio Paparoni, Gianni Mercurio, Gerard Malanga, Lórand Hegyi, Luca Massimo Barbero, Franco Fanelli, Annamaria Maggi, Maria Vittoria Baravelli, Sandro Barbagallo, Massimo Recalcati. Il volume si correda di un significativo apparato di immagini fotografiche autoriali e sarà presentato dopo l’apertura della mostra. Jannis Kounellis (Il Pireo, Grecia, 1936 – Roma, 2017) e Andy Warhol (Pittsburgh, Pennsylvania, 1928 – New York, 1987) hanno segnato in modo radicale il loro tempo, lasciando un’impronta profonda nella storia dell’arte. A un primo sguardo, sembrano incarnare due archetipi inconciliabili: l’alfa e l’omega di due visioni artistiche, due concezioni della realtà che si sono confrontate e, talvolta, scontrate.
Le loro traiettorie si sono sviluppate in parallelo, ma in universi quasi distinti: Jannis Kounellis immerso nell’ombra e nel peso della materia, Andy Warhol nell’abbaglio fluorescente della superficie dell’immagine. Oggi, a distanza da quel contesto storico e in un periodo in cui si sono dissolte le ideologie, appare fecondo creare un dialogo tra questi due maestri, non solo per metterne a confronto le differenze ma soprattutto per analizzare le radici comuni di quella grande energia che ha animato un periodo irripetibile dell’arte contemporanea, nonché sondare quel terreno comune da cui scaturì quella straordinaria stagione.
Nelle opere di Warhol il dramma umano si nasconde dietro i simboli del consumo e della celebrità come nelle lattine di zuppa Campbell o nei volti di Marilyn e Jackie Kennedy, donne che celano con la bellezza il loro dolore: sono tutte immagini dietro alla cui superficie patinata si cela un’intima spiritualità, un senso del tragico che trasforma quelle figure in icone moderne. Alla Galleria Fumagalli sono esposte opere delle serie Knives e Shadows, che evocano la caducità e la fragilità della vita.
In mostra anche alcune polaroid, uno dei mezzi espressivi preferiti da Warhol proprio per l’estemporaneità di realizzazione e la capacità di generare un diario visivo di icone della quotidianità. Kounellis è stato un intellettuale, ateo e marxista, legato a una visione politica del mondo e della storia; Warhol era ambiguo, dissimulato, restio a parlare di sé stesso, profondamente religioso, eppure icona pop. Entrambi, a modo loro, si sono rivolti alla massa, al popolo, agli emarginati.
La bellezza che emerge dai loro lavori è tragica, ma mai disperata: è la bellezza di ciò che resta, di ciò che sopravvive al disincanto della Storia e del consumo. Ed è forse in questo terreno comune – la tragicità del quotidiano, l’universalità del materiale e la rigorosa etica dell’artista – che si può trovare la chiave per un dialogo possibile tra i due artisti.














