Nella discussione ormai aperta da mesi sul futuro dell’area ex Novaceta di Magenta e sull’ipotesi di insediarvi un mega Data Center, si leva una voce storica e autorevole dell’ambientalismo magentino. È quella della professoressa Filomena Battipaglia, figura centralissima della comunità, ricordata da generazioni di studenti per i suoi anni di insegnamento prima all’Einaudi e poi al Liceo Bramante per un anno e al liceo Classico Quasimodo, e ultimamente per le sue storiche battaglie legali a tutela del territorio, come quelle per il fontanile Fagiolo e contro l’inquinamento elettromagnetico.
Intervistata nella cornice dei giardini di Parco di Casa Giacobbe, la professoressa Battipaglia non usa giri di parole per definire il progetto data center: “Lo inquadro male, ovviamente. Con questo caldo dovremmo aver capito che occorre una vera inversione di tendenza”.
C’è un dettaglio che rende la posizione della professoressa ancora più emblematica: Filomena Battipaglia rifiuta categoricamente l’uso del telefono cellulare. Per contattarla esiste solo il numero fisso di casa. Una scelta di resistenza culturale e pedagogica, maturata in anni di contatto strettissimo con gli adolescenti nella fascia d’età più delicata, quella dai 14 ai 18 anni.
“Questi strumenti stanno rovinando non soltanto l’ambiente, ma anche la nostra testa e il nostro modo di comportarsi”, spiega la professoressa, esprimendo forte preoccupazione per l’uso precoce e inconsapevole degli smartphone tra i giovanissimi. Un distacco dal mondo digitale che si traduce in un aneddoto quasi profetico: quando la nipote si offrì di regalarle un cellulare, la professoressa rispose chiedendo un cagnolino. Un compagno che oggi ha 17 anni, a dimostrazione, sottolinea con ironia, di una longevità e di un valore affettivo che nessun dispositivo elettronico, programmato per l’obsolescenza dopo pochi anni, potrà mai replicare.
La professoressa Battipaglia ha già convintamente firmato la petizione contro la struttura. Se da più parti i data center vengono considerati infrastrutture necessarie per lo sviluppo tecnologico (con decine di impianti che stanno sorgendo nell’hinterland milanese), per l’ambientalista magentina il bilancio ecologico resta pesantemente in negativo.
Le preoccupazioni principali riguardano l’impatto climatico e idrico locale: i data center sono strutture notoriamente idrovore ed energivore, che generano enormi quantità di calore e richiedono flussi massicci di acqua per il raffreddamento dei server.
Alla domanda su quale possa essere la reale alternativa per l’ex Novaceta, la professoressa indica una rotta chiara e orientata alla transizione ecologica: “L’alternativa fondamentale è creare una zona per l’energia solare, per le energie alternative. Così possiamo sfruttare il caldo e il sole che c’è senza inquinare, anziché realizzare un data center che porterà soltanto altro calore e consumerà tantissima acqua. È un progetto più distruttivo che costruttivo per l’ambiente”.
La palla passa ora alle valutazioni di impatto ambientale, ma la presa di posizione di Filomena Battipaglia promette di ridare forte vigore al fronte del no e al dibattito cittadino sulla tutela della salute e delle risorse del territorio.











