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I Liberali Radicali del Canton Ticino: “Diritti popolari, conti in chiaro”

Iniziative popolari, «si dica subito come finanziarle». Un atto parlamentare della deputata Simona Genini (PLR) chiede che le proposte con conseguenze finanziarie elevate contengano precise indicazioni sulla copertura economica.

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Chi vuole lanciare un’iniziativa popolare, deve anche dire come intende finanziarla. È questa, in estrema sintesi, la proposta avanzata dalla gran consigliera Simona Genini a nome del gruppo PLR. Un’idea, dice la deputata, nata tempo fa: «Avevo già preparato questa iniziativa prima delle votazioni del settembre scorso sulle casse malati, perché a mio giudizio mancava un elemento essenziale: la chiarezza sulla sostenibilità finanziaria».

Dopo l’approvazione popolare, però, Genini ha preferito non intervenire subito. «Sarebbe stato poco elegante, quasi una reazione a caldo. Ho ritenuto fosse meglio attendere gli sviluppi concreti». Con il passare dei mesi, poi, «le autorità si sono trovate di fronte alla necessità di dare attuazione a decisioni popolari con impatti finanziari importanti, mentre una parte della popolazione ha avuto la percezione che il voto non trovasse immediata realizzazione».

Di qui, la proposta contenuta nell’atto parlamentare: «Non entro nel merito delle singole iniziative», precisa Genini. «È una questione di metodo: non si possono sottoporre ai cittadini proposte anche molto attrattive senza che sia chiarito, in modo credibile, come si intende finanziarle». L’obiettivo, dice, è duplice: da un lato evitare aspettative difficilmente realizzabili, dall’altro rafforzare la qualità stessa della decisione democratica. «A mio giudizio, è anche una forma di tutela per i cittadini: votare significa scegliere, ma anche assumersi le conseguenze di quella scelta. E queste devono essere trasparenti».

Le iniziative popolari, scrive la deputata nella sua iniziativa, «rappresentano uno degli strumenti più preziosi della democrazia svizzera». Ma proprio perché costituiscono «una risorsa straordinaria del nostro federalismo», è «doveroso preservarne la credibilità e garantire che il loro utilizzo avvenga nel rispetto dei principi di trasparenza e responsabilità finanziaria».

Negli ultimi anni, scrive Genini, sono state presentate diverse iniziative, tanto a livello federale quanto cantonale, che comportano oneri rilevanti per le finanze pubbliche.

E questo, «senza che venissero esplicitate le modalità di finanziamento». Tutto lecito, beninteso, visto che «le regole attuali consentono di proporre nuovi compiti o nuove prestazioni a carico dello Stato senza indicarne le conseguenze finanziarie o le relative coperture».

Tuttavia, con questo modo di procedere si innescano conseguenze spiacevoli: «Questa dinamica rischia di generare aspettative legittime nella popolazione, ma di lasciare irrisolta la questione fondamentale della sostenibilità».

LA RICHIESTA:

Quando si chiede allo Stato di spendere di più, è giusto spiegare subito come si intende coprire quella spesa.

In sintesi, cosa cambierebbe:

coperture nero su bianco per tutte le iniziative con costi superiori a 10 milioni di franchi annui;
stop alle formule vaghe, come richiami generici a futuri risparmi o tagli non definiti;
valutazione preventiva della sostenibilità finanziaria già nella fase di esame della proposta;
più trasparenza per i cittadini, chiamati a votare conoscendo non solo i benefici, ma anche il costo reale delle scelte.

Più libertà di scelta, sì. Ma anche più responsabilità.

Perché una democrazia forte si fonda su scelte consapevoli, conti in chiaro e fiducia dei cittadini.

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