Dopo l’articolo a tutta pagina uscito sul Fatto Quotidiano che invero ha generato già un certo allarmismo e una certa preoccupazione soprattutto nei residenti della zona Nord della città, prosegue la protesta o per meglio dire l’azione di controinformazione sul ‘Data Center’ che dovrà sorgere all’interno dell’ex Novaceta.
Ieri diverse vie della città si sono ritrovate con le caselle postali letteralmente ‘intasate’ di volantini. L’argomento sempre quello “Quale futuro? Data Center a Magenta: quello che non ci stanno raccontando…”.
Una paginetta fitta fitta in cui vengono evidenziate tutta una serie di criticità: “Non è solo tecnologia, assorbimento elettrico e raffreddamento continuo. L’impianto sarà una voragine energetica….una scelta che cambierà il territorio”. Ci si porta addirittura avanti tra le righe si lancia obiettivamente con un po’ di terrorismo l’ipotesi che all’interno dell’ex area Saffa – nella parte di competenza di Magenta – possa sorgere un altro Data Center …
E poi ancora: “Si parla di tecnologia ma non si parla di salute” adombrando una serie di rischi che influirebbero gravemente sulla vita quotidiana e sulla salute dei cittadini.
Ovviamente, la questione diventa anche di natura politica e nella seconda parte del testo c’è un chiaro riferimento all’Amministrazione cittadina: “Cosa sta facendo Del Gobbo per i suoi cittadini? Sta pensando alla nostra tutela o favorendo gli interessi economici delle multinazionali?”.
In attesa di sentire Sindaco e Assessore alla partita Simone Gelli segnaliamo in chiosa al volantino il richiamo alla mobilitazione che arriva da questa parte di cittadini – il volantino infatti non porta sigle di partito ufficialmente –
“Facciamo sentire la nostra voce!” In che modo? Inviando una mail direttamente al primo cittadino, scrivendo al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica attraverso l’invio di una PEC e non ultimo richiedendo la convocazione di un’assemblea pubblica.
A corollario viene riportato anche lo studio del dottor Federico Brenta, medico dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano.
“Non esiste ancora una letteratura scientifica a livello italiano – precisa il medico – ma gli studi internazionali, in particolare americani, evidenziano come le emissioni associate ai data center contribuiscano all’aumento di mortalità prematura e problemi respiratori. I casi più gravi si registrano entro circa un chilometro di distanza. Si tratta del primo studio che mette a fuoco la portata del problema che riguarda in primo luogo le persone più fragili ma non solo”.
La sensazione è che siamo solo all’inizio di questa partita. Da parte nostra come Ticino Notizie ribadiamo di essere come linea editoriale sempre dalla parte del progresso e dello sviluppo ma al contempo di tenere assai alla Salute dei cittadini (articolo 32 della Costituzione). Ergo in modo equilibrato e senza farci prendere da inutili isterismi/allarmismi cercheremo di tenere alta l’attenzione sul tema Data Center interpellando tutte le parti in causa.

















