HomeCronacaData Center come se piovesse: la Regione prova a mettere un argine

Data Center come se piovesse: la Regione prova a mettere un argine

Nuove norme. In aula la prima legge sul settore per governare l’esplosione di richieste di aree industriali. Tra i paletti: il riutilizzo del calore prodotto dai server con il teleriscaldamento e sistemi di raffreddamento alternativi ai prelievi da acquedotti e corsi d’acqua.

Cloud, intelligenza artificiale, dati non vivono nello spazio, eterei. Vivono in capannoni grandi come fabbriche, bevono energia, chiedono cavi, cabine, acqua, suolo. E vivono attorno a Milano, tra aree dismesse, campi e zone industriali che l’intelligenza artificiale trasforma nella nuova geografia del capitale digitale.

Adesso la Lombardia, che è diventata il cuore italiano di questa nuova industria, prova a mettere ordine in una crescita che rischia di correre più veloce delle regole. Dal 26 maggio il Consiglio regionale discuterà la prima proposta di legge regionale italiana dedicata ai Data center.
Il progetto di legge incentiva l’uso di energia a basso impatto carbonico, chiede il riutilizzo del calore prodotto dai server attraverso il teleriscaldamento e prova a limitare il consumo idrico imponendo sistemi di raffreddamento alternativi ai prelievi da acquedotti, falde e corsi d’acqua.

Sopra i 1o megawatt di potenza richiesta, il progetto viene considerato di rilevanza sovracomunale. Sopra i 5o megawatt entra direttamente la regia regionale.

La Regione vuole anche accentrare una parte delle autorizzazioni ambientali, creando uno “Sportello regionale per i centri dati” e una task force tecnica con Arpa, Ats, Province e Città metropolitana. Intanto quarantasette sindaci lombardi hanno scritto alla Regione chiedendo di rinviare il voto sulla legge: sostengono che il testo rischia di comprimere il ruolo dei Comuni.

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