Il cantante era Victor Willis, nato poliziotto con baffoni nel 1977 e morto solo per i coccodrilli di questi giorni. Perché lui, in realtà, è vivo e vegeto.
Y.M.C.A. è del 1978, Macho Man sempre del 1978. Due inni usciti a distanza di mesi, giusto il tempo di imparare la coreografia e ordinare un altro giro.
Erano canzoni per riempire le piste, non le urne. Eppure hanno salvato più feste loro di tanti comizi. Scuola, bar, oratorio, discoteca, matrimonio del cugino: bastavano le prime note e diventavamo tutti una grande famiglia. Unita, sì, magari da molti bicchieri, ma unita.
Dita alzate, bacino che va da solo, e per un attimo ti sentivi importante. Capo popolo per 3:30 minuti. Inventori del nulla, certo, ma che nulla glorioso. Oggi i “capi popolo” sono altri: politici imbufaliti, influencer aspiranti, volpi che parlano d’uva. Dicono quello che vuoi sentire, altri quello che devi rispondere. Campano su questo, alcuni sopravvivono, molti vanno in parlamento. Dal meridionale all’extracomunitario il passaggio è un seggio con benefit.
La beffa? Victor Willis nel 2023 ha diffidato Trump: niente Y.M.C.A. ai comizi, perché non voleva “apparenza politica” al brano. Un macho man come il presidente USA che usa come inno un pezzo nato nei club gay di New York. Questa era la forza della musica di allora: fregarsene delle etichette e far ballare tutti come cretini ammaestrati, convinti per una sera di essere “come gli altri, col gruppo”.
Un inno al diverso? No, un inno per tutti. Tutti l’hanno ballata. Tutti si sono sentiti parte di qualcosa. Poi finiva la canzone e tornavano divisioni, recinti, brodaglie di minestra buona per la vita comoda da divo. Guai a chi ti porta via ombra o luce.
Perché diciamocelo: con la pace si mangia poco. Con Y.M.C.A. almeno si ballava tanto.
E in un paese dove la scala dei valori è il sale delle province, dove non saremo mai uniti e in pace, almeno per un momento eravamo tutti amici in… pista. Ok, anche in pizza.
Quindi saluto, salto, e via di movimenti di bacino. Tanto lo sappiamo: tante sere finiscono in illusione, per molti passione, per altri assunzione al cielo. Ma intanto abbiamo ballato.
Grazie Victor Willis. La tua canzone era inclusione vera: non chiedeva tessere, solo di alzare le braccia.
Anno di grazia 1978. Anno di ballo: ancora oggi!











