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La politica dal ’92 a oggi: dal comizio di piazza al reel in 15 secondi

I politici sono sempre gli stessi, gli elettori pure

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Dal 1992 a oggi la politica è cambiata più della moda. Prima c’era la tv, e quella bastava. Il comizio serviva per parlare, la televisione per bucare il video. Con la legge Mammì del 1990 il sistema tv si era già assestato, e Berlusconi lo aveva capito prima di tutti: nel 1994 scende in campo e non bastava esserci, bisognava saper passare dallo schermo.

Oggi la tv serve solo per ritagliare i momenti migliori e caricarli sul web. Un reel, un meme, una clip da 30 secondi. Il resto è rumore.

Qualcuno, già negli anni ’40, lo aveva visto lungo. Il Conte Carlo Sforza, 1872-1952, Ministro degli Esteri dal 1947 al 1951, diceva che i partiti sono come i taxi: li prendi, ti porti dove serve, poi scendi. Oggi vale più che mai.

Il nuovo parlamento è lo smartphone

I politici sono sempre gli stessi. Gli elettori pure. Cambia solo il luogo: sempre meno in aula, sempre più in rete. La comunicazione ha raggiunto e superato il lavoro istituzionale. Un comizio? Serve per farsi due riprese da mettere online. Pure a livello locale è così: un post su Facebook vale più di dieci delibere. Tanto la gente legge i social, mica l’albo pretorio.

La sfida è in rete. Chi fa più “gol virtuali” vince anche la partita vera. Si moltiplicano santini e santoni digitali, a favore o contro questo e quello, sempre con pubblicità connessa. Perché sì, oltre allo stipendio istituzionale, ormai c’è anche quello virtuale. Reale, eh.

Qualcuno diceva che le tv di Berlusconi non erano gratis perché le pagavamo con la pubblicità. Il web è uguale. Solo che qui la pubblicità te la becchi tra un insulto e l’altro.

Il dibattito? Un incontro di boxe

Ogni talk è diventato un ring. Dopo ogni intervento parte il bollettino: “asfaltato”, “abbattuto”, “umiliato”. La politica dovrebbe essere scambio di idee e proposte. Invece più diventa di massa, più si abbassa il livello. E la politica non fa eccezione.

Tangentopoli, 1992-1994, ci ha lasciato tutti i difetti e ci ha fatto perdere i pregi. Una pagina buia, gestita male da una parte e con troppa aggressività dall’altra. Risultato: le opposizioni storiche e nuove sono andate al potere portando poco sapere e tanto comando sulla larga maggioranza moderata. Nasce il PD nel 2007, il M5S nel 2009, ma la musica cambia poco. Patto del Nazareno nel 2014, governo Draghi 2021-2022: tutti passaggi che dovevano rimettere ordine, finiti pure loro nel tritacarne social. Così la politica è diventata scontro tra estremi.

La maggioranza silenziosa

Intanto il numero di chi non vota aumenta sempre. Forse è proprio quella maggioranza che non odia e non osanna sul web, quella che non sceglie, che potrebbe rimettere la barra dritta. In molte città, alle amministrative del 2023-2024, si è visto che è ancora possibile.

Il punto è semplice: chi non vota dovrebbe tornare a votare. Chi è scappato all’estero dovrebbe tornare. Perché questi politici campano senza concorrenza. E finché il campo è vuoto, vincono sempre gli stessi.

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