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Violenta faida tra bande a Piacenza: arrestato ad Abbiategrasso uno dei sette indagati per tentato omicidio

Una spietata spedizione punitiva maturata nei contesti dello spaccio di sostanze stupefacenti e del controllo del territorio è sfociata in una vasta operazione dei Carabinieri. Al centro dell’indagine, condotta dalla Procura di Piacenza, c’è l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata il 22 luglio 2026 dal Gip del Tribunale piacentino, la dottoressa Matilde Borgia, a carico di sette cittadini di origine egiziana. Tra i destinatari della misura figura anche il ventiduenne Scheata Mohamed Ayman Mohamed Ahmed, nato in Egitto il 1° dicembre 2003, rintracciato e ammanettato dai militari dell’Arma ad Abbiategrasso, dove si nascondeva.

I fatti risalgono alla notte del 19 giugno 2026 a Piacenza. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il commando armato, composto da almeno sette persone, ha accerchiato due cittadini tunisini, Ftiti Iheb e Rihan Houcem Eddine, nel corso di uno scontro tra fazioni rivali egiziane, tunisine e marocchine. L’aggressione si è distinta per una ferocia inaudita: le vittime sono state colpite a ripetizione con armi da taglio in punti vitali e persino azzannate da un cane di razza Malinois portato dal gruppo. Nonostante le ferite potenzialmente mortali, i due aggrediti sono sopravvissuti per miracolo, riportando prognosi rispettivamente di 10 e 15 giorni. Prima di fuggire, la banda ha rapinato i due tunisini di telefoni cellulari, una bicicletta, un orologio e circa 20 euro.

I sette indagati devono rispondere a vario titolo di tentato omicidio aggravato, per aver agito in più di cinque persone e al fine di assicurarsi l’impunità, rapina aggravata commessa in concorso e con l’uso di armi e porto abusivo di armi.

A incastrare la banda e il giovane catturato ad Abbiategrasso sono stati i referti medici, le immagini della videosorveglianza cittadina, le tracce ematiche refertate dalla Scientifica e i precisi riconoscimenti fotografici effettuati dalle vittime e da un testimone oculare.
La posizione di Scheata Mohamed Ayman risulta particolarmente gravata dalla recidiva infraquinquennale per reati in materia di droga. Nell’ordinanza, il Giudice per le Indagini Preliminari ha evidenziato l’elevata pericolosità sociale del soggetto, il concreto rischio di reiterazione di reati violenti e un forte pericolo di fuga legato all’assenza di una fissa dimora, motivando così la necessità della massima misura restrittiva in carcere.

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