C’è una teoria che non è mai andata fuori moda. Non è scritta sui libri di economia, non sta nelle costituzioni. Ma governa tutto, da millenni. La teoria della maggioranza. Vince, ma non convince. E questo gli è sempre bastato.
Un tempo c’erano le monarchie assolute. Il Re non aveva bisogno della maggioranza. Aveva Dio, l’esercito e il sangue blu. La maggioranza era roba da conta-polli. Poi qualcuno ha deciso che chi non ha la maggioranza del gradimento deve perdere la testa, letteralmente. E di teste ne sono cadute, di re, di zar, di imperatori. Tutte in nome della frase più potente mai inventata: “Il popolo è con me”. Il popolo, chi? Quanti? Non importa. Basta dirlo forte, con un balcone sotto.
Da lì in poi la storia è diventata una corsa a chi ce l’ha più grossa, la maggioranza. E oggi la maggioranza si può anche costruire. Larga, larghissima. Metti insieme polli, capponi, tacchini, anatre e oche. Sì, hai la maggioranza. Pure con le cornacchie se serve. Magari anche i gufi servono sempre, per fare numero.
Nel nostro Pollaio Globale, che è la nostra Fattoria chiamata Occidente, è arrivato un Pavone. Il Pavone era furbo, sapeva fare la ruota meglio di tutti, aveva studi, master e le frequentazioni giuste. Voleva la concessione della Fattoria, non per gestirla, per possederla moralmente. E capì una cosa che gli altri polli, tutti impegnati a beccare per terra, non avevano capito. Le Galline erano finite. Facevano poche uova, si lamentavano, volevano un nido decente e un po’ di mangime non avariato. Erano stanche, erano poche. Il futuro erano i Tacchini.
I Tacchini erano perfetti. Più grossi, più forti e tanti. Facevano più uova, più piccoli, molto più rumore. Occupavano tutto lo spazio e quando camminavano facevano spostare tutti. Il Pavone iniziò a importarli, uno, dieci, cento, mille. “Che ricchezza per il Pollaio!” strillava facendo la ruota. “Guai a chi li tocca!”. Erano intoccabili. Chi tocca un Tacchino è un Cinghiale razzista.
Le Galline storiche, quelle che avevano costruito il Pollaio becco su becco, iniziarono a stare male. I Tacchini le spintonavano, occupavano le mangiatoie, le facevano sentire straniere nel loro stesso nido. Per lo stress facevano sempre meno uova. Ma la giustificazione era pronta: dobbiamo essere di più per battere le Anatre. Le Anatre, quelle dell’altro pollaio di là dal fosso. Erano antipatiche, è vero, starnazzavano, a volte erano davvero cattive con le Oche. Ma erano Anatre, stavano nel loro fosso. Il Pavone le trasformò nel Nemico Assoluto. Senza Anatre cattive, come tieni insieme polli, capponi, oche e cornacchie?
Intanto le risorse, acqua e becchime, non bastavano più per tutti. La soluzione del Grande Consiglio fu geniale, come sempre: le Galline dovevano lavorare di più. Più uova, meno mangime. E se serve sacrificarsi per l’arrosto, per il bene comune s’intende. Mentre i Tacchini si gonfiavano, sempre più gonfi, e rompevano tutto quello che toccavano. I Fagiani, che non vivevano nel Pollaio ma lo guardavano dall’alto sui loro trespoli televisivi, non capivano. “Ma che bello, un pollaio multicolore, inclusivo!”, dicevano. Non sentivano il puzzo, non sentivano la fame.
Poi arrivò il giorno della Grande Citazione, l’atto finale. Le Anatre furono mandate via, cacciate, demonizzate, sanzionate. Il fosso fu chiuso. E il Pollaio fu finalmente conquistato. Da chi? Da tutti. Pavoni, Tacchini, Galline rimaste, Oche spaventate, Conigli, Cornacchie, persino Maiali e Gazze Ladre e Capponi sterilizzati che facevano i filosofi. Un Grande Consiglio permanente, unito da un’unica, solidissima ideologia: odiavamo le Anatre. Per il resto divisi su tutto, non andavano d’accordo su nulla, tranne che sulle tasse.
I soldi erano finiti, il mangime sociale costava troppo. Allora la soluzione fu un’altra tassa geniale: tassiamo le sbarre perché le Anatre volano e ci bombardano con la loro popò, sono cattive. Tutti d’accordo, applausi, ruota del Pavone. Ma la verità, quella che non si poteva dire nemmeno sottovoce nel pollaio, era che il sistema non stava in piedi. I Tacchini, le Cornacchie e le Gazze prendevano dal sistema molto più di quel che davano. Ma dirlo era reato. Eri un Cinghiale, un Cinghiale cattivo, nostalgico delle Anatre.
E poi successe quello che succede sempre. I Tacchini presero il comando. Non avevano più bisogno del Pavone. Fecero un loro Pollaio dentro il Pollaio, con le loro regole. E i Pavoni, all’improvviso, furono costretti a fare quello che avevano sempre chiesto alle Galline: fare uova e dare la carne. Pagare. Tasse sul becchime, tasse sull’acqua, tasse sull’aria che faceva frullare le piume. Erano arrivati i nuovi governanti, non dicevano più inclusione, dicevano è la nostra Fattoria ora. E se provavi a dire “ma forse con le Anatre non si stava così male?” finivi alla gogna. Cinghiale! Fascista! Anatra!
Col tempo successe l’ultima magia. I Tacchini iniziarono ad assomigliare sempre di più ai Pavoni che avevano sostituito. Meno pulcini e più vizi, meno fame e più orpelli, stessa ruota solo con il bargiglio. Mentre altri Tacchini, più furbi, per prendere altri voti iniziarono ad atteggiarsi da Anatre: “Noi siamo le nuove Anatre buone!”. Si divisero tra Tacchini neri, Tacchini bianchi, Tacchini arcobaleno, ma in fondo erano tutti d’accordo su una cosa: accusare gli altri di essere Gufi e parassiti.
E tutti, tutti indistintamente, Pavoni vecchi e Tacchini nuovi, continuarono a sfruttare sempre e solo una razza. Le Galline. L’unica, vera maggioranza silenziosa, che ha sempre pagato, ha sempre fatto le uova, è sempre finita arrosto e non ha mai vinto…












