HomePoliticaFaccia da liberale: in ricordo del Ministro Raffaele Costa

Faccia da liberale: in ricordo del Ministro Raffaele Costa

Ricordo oggi il Ministro Raffaele Costa, nato a Mondovì (Cuneo) l’8 settembre 1936 e scomparso a Mondovì l’11 settembre 2026.

Laureato in giurisprudenza e in scienze politiche, avvocato e giornalista, è stato per tutta la sua vita pubblica la voce di un Paese liberale che, dal dopoguerra a oggi, non ha mai davvero trovato piena espressione.

Figura decisiva nella Prima Repubblica per aver dato una testimonianza liberale costante, e ancora più decisivo nella Seconda Repubblica, dove ha ricoperto incarichi di grande rilievo.

Deputato alla Camera ininterrottamente dal 1976 al 2006, dalla VII alla XIV Legislatura.

I suoi incarichi di Governo:

• Ministro per le politiche comunitarie e gli affari regionali dal 28 giugno 1992 al 21 febbraio 1993 nel Governo Amato I • Ministro della sanità dal 21 febbraio al 29 aprile 1993 • Ministro dei trasporti e della navigazione dal 29 aprile 1993 all’11 maggio 1994 nel Governo Ciampi • Ministro della sanità dall’11 maggio 1994 al 17 gennaio 1995 nel Governo Berlusconi I
Sottosegretario di Stato in più Governi: Grazia e Giustizia, Affari Esteri, Interno, Lavori Pubblici. Segretario del Partito Liberale Italiano dal 27 maggio 1993 al 6 febbraio 1994, ultimo segretario prima dello scioglimento.

Europarlamentare dal 1999 al 2004, V Legislatura, Presidente della Provincia di Cuneo dal 2004 al 2009.

Torino lo sa bene. In una città storicamente di sinistra, fu tra i pochissimi a portare la proposta liberale al ballottaggio.

Alle elezioni comunali del 1997 ottenne al primo turno 240.250 voti, il 43,3 per cento. Al ballottaggio dell’11 maggio arrivò a 268.002 voti, il 49,6 per cento, perdendo per 4.709 voti contro i 272.711 di Valentino Castellani, il 50,4 per cento. Una sconfitta di misura, ma un segnale fortissimo: anche a Torino la proposta liberale poteva sfiorare la vittoria.

Il filo della sua azione è stato sempre lo stesso. Un liberalismo che propone, non che insulta. Costa diceva che la colpa della cattiva politica è anche nostra, quando non leggiamo, non ci informiamo, non ci documentiamo e diamo benzina all’ignoranza.

La risposta è semplice: cambiare canale, non commentare, non dare visibilità a chi alimenta paure e rancori. Sul web vale lo stesso: basta non mettere mi piace, non rispondere, bloccare e andare avanti.

Gli italiani hanno avuto più volte la possibilità di scegliere la via liberale. Eppure, troppo spesso sono rimasti fermi sull’asse fascismo-comunismo, trovando un punto di equilibrio nel popolarismo cattolico della Democrazia Cristiana. Una minestra riscaldata che sapevamo già ripetere, mentre la spinta tra socialdemocrazia e liberaldemocrazia non è mai davvero decollata.

Ecco perché oggi lo ricordo. Per la sua diplomazia, per la sua preparazione, per la sua intelligenza, ma soprattutto per il suo spirito liberale. Uno spirito che chiede carattere prima che programmi: fare proposte positive, parlare di quello che si vuole costruire, non di quello che si vuole abbattere.

Che escano i veri liberali. Quando la proposta è seria, la gente vede la differenza. E la cattiva politica, se non la nutri, prima o poi si stanca da sola.

Massimo Moletti

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