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#11 Settembre, 25 anni dopo: i “conti della serva” su un mondo che si crede cambiato (ma forse no)

Venticinque anni fa il mondo scopriva di essere vulnerabile a casa propria. L’11 settembre 2001, l’attacco al cuore degli Stati Uniti – con il drammatico bilancio di 2.977 vittime tra le Torri Gemelle, il Pentagono e il campo di Shanksville – segnava una linea di demarcazione nella storia contemporanea. Oggi, a un quarto di secolo di distanza, i grandi intellettuali spendono fiumi di parole e riflessioni profonde su quella svolta geopolitica. Ma se lasciamo da parte i massimi sistemi e facciamo quelli che i benpensanti chiamano “i tre conti della serva”, cosa è rimasto davvero nella nostra quotidianità da quel giorno?

#La globalizzazione tascabile: da Trecate a Milano
Il mondo è diventato infinitamente più globale, ma con un carattere locale che stringe la cinghia a molti. In questi 25 anni il numero dei voli è esploso e i costi sono crollati. Oggi ironicamente ci si mette meno tempo (e a volte meno fatica economica) a fare la tratta aerea Milano-Roma rispetto ai treni pendolari per coprire la distanza tra Trecate e Milano.

Eppure, a fronte di trasporti più rapidi, i prezzi si sono omologati verso l’alto: una consumazione in un bar di paese oggi rischia di costare esattamente come in centro a Milano. Peccato che in questo quarto di secolo l’omologazione abbia riguardato solo i cartellini dei prezzi e non le buste paga: i prezzi sono aumentati ovunque, ma gli stipendi no.

#Dalle VHS allo smartphone: una tragedia senza “storie”

Se l’11 settembre accadesse oggi, avremmo milioni di video in tempo reale, dirette social e inquadrature da ogni angolo di Manhattan. Nel 2001 non era così: non esistevano gli smartphone. Si andava ancora a telecamere a spalla, cassette VHS e, per i più tecnologici, i primi DVD.

La televisione era la regina incontrastata della comunicazione. Quella “scatola nera” catalizza l’attenzione di intere famiglie e faceva paura per come riusciva a condizionare le masse in tempo reale. Non c’era ancora l’era del woke, ma un certo buonismo di facciata era già nell’aria, pronto a coprire i problemi strutturali che stavano per esplodere.

#I tre conti della casalinga: immigrazione, famiglia e chi ci guadagna

Oggi la diversità non è più un tabù e conviviamo quotidianamente con una realtà multi identitaria. Abbiamo molti stranieri, tutta brava gente che si rimbocca le maniche e fa figli, riempiendo classi che altrimenti resterebbero vuote. Ma se provi a chiedere alla politica una seria misura di sostegno alla famiglia, la risposta standard del salotto intellettuale è la battuta sarcastica sul Ventennio.

Cosa c’entra? Nulla. Serve solo a sviare l’attenzione dal problema reale. La verità è che in questi 25 anni di transizione, qualcuno ha mangiato (e continua a mangiare) sempre di più, e spesso sono proprio gli stessi che un tempo accusavano gli altri di avere le mani in pasta. La forbice tra il centro e la periferia del mondo si è fatta voragine: pochi si arricchiscono a dismisura e la gran parte della popolazione si deve accontentare delle briciole.

#Il terzo conto: non è cambiato nulla

Tutti ricorderanno dove si trovavano in quel preciso momento del 2001 e molti scriveranno ancora pagine memorabili. Eppure il terzo conto della casalinga ci dice la verità più amara: fondamentalmente non è cambiato nulla.

Il mondo non riesce più a trovare un punto comune di unione. La complessità ci spaventa perché è difficile gestire la realtà quando non c’è un unico, chiaro nemico a cui addossare la croce, l’odio e i disastri del pianeta. E mentre una parte del mondo si trova ad affrontare mille minacce frammentate e senza volto, l’altra parte preferisce concentrare tutto lo spauracchio su un unico avversario designato, per comodità.

Il mondo è cambiato perché abbiamo voluto cambiarlo, o semplicemente perché abbiamo preferito guardare da un’altra parte, esattamente dove ci dicevano di guardare. Ma i conti, alla fine della fiera, continuano a non tornare.

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