Tre belle notizie da Trecate. E non succede tutti i giorni.
Hanno rimesso il diretto delle 7:41. Il treno è tornato a fare la tratta passante. Non bisogna più prendere il cambio con il Varese a Rho e fare quel balletto da pendolari con la valigia, il caffè in mano e la bestemmia in canna.
Il treno è sempre il treno.
Ve lo dice uno che ha come sport preferito quello di litigare con il controllore. Non per cattiveria. Per vocazione sociale. Paladino dei diritti delle biciclette senza biglietto che ostruiscono l’uscita, dei personaggi senza documento di viaggio, dell’umanità varia che dice “non ho fatto in tempo a fare il biglietto”. E dell’inflessibile zelo del personale viaggiante, che giustamente fa il suo lavoro.
Tre cose che ho imparato in 33 anni di binari:
1. Sul treno hai sempre torto. Il contratto si stipula alla salita, non quando ti siedi.
2. Il controllo è a campione. Ma il campione sei sempre tu.
3. Il posto a sedere non è assicurato. Neppure se sei un 5 bypass pluri-infartuato con la cartelletta clinica in mano.
Però c’è il bello. Il bello di rivedere la febbre in movimento.
Perché sul treno c’è un popolo. Un popolo che va a guadagnarsi la pagnotta. Quelli delle 7:41 sono una categoria antropologica. Sai quando sali, non sai mai quando scendi. E soprattutto come.
Io volevo affrontare il tema con ironia. Perché c’è già troppa rabbia e troppo odio in giro. E sui social, quando si parla di treni, partono subito i tribunali popolari.
Bisogna seminare buonismo? No. Ironico realismo.
Costa caro? Sì, è salato. Ma andate a vedere all’estero. Un Milano-Zurigo ti costa un rene. Un Parigi-Lione ti costa due.
Facciamo due conti, così ridiamo meglio:
Il mio primo viaggio, 33 anni fa: Trecate – Porta Garibaldi, 3.300 lire. Da Centrale era un po’ di più, 4.100 lire. Oggi la tratta è dentro la linea S6 Novara – Milano Passante: Novara, Trecate, Magenta, Rho, Certosa, Villapizzone, Porta Garibaldi Sotterranea, Repubblica, Porta Venezia, Dateo… Il Passante, quello inaugurato nel ’97 che attraversa Milano sotto terra.
Costo aumentato? Sì. Ma anche il servizio. Prima eri tagliato fuori, ora sei dentro il Passante ferroviario. Il treno non muore più a Garibaldi superficie, ti porta dentro la città.
E allora mi è venuta un’idea. Un format. Ve lo regalo, tanto lo copiano lo stesso e non dicono neppure grazie.
“Quelli del treno / Quelli della stazione”
Si va a conoscere le piccole stazioni. Non le grandi. Trecate, Magenta, Vittuone-Arluno, Pregnana. Quelle storie di routine. Di studio, di grandi speranze e piccole paure. La pendolare con l’esame di diritto all’ultimo minuto, il muratore che dorme in piedi, la signora che porta la torta al figlio a Milano.
E poi la versione abbandonata di notte. Le stazioni viste alle 23:00, quando sembrano set di un film di Fellini senza comparse.
Golia viene sempre più forte di Davide? Sì, sempre. Ma Davide aveva la fionda. E noi abbiamo l’ironia.
Non è forse l’ironia e la satira vera il più grande nemico dell’ottusità politica di tutti i livelli? Quella che non prende mai il treno e decide per chi lo prende.
Comunque, il treno è sempre il treno. Rumoroso, in ritardo a volte, affollato, caro.
Ma è l’unico posto dove ancora un intero paese si guarda in faccia la mattina presto, senza filtri.
E per un attimo, dalle 7:41 in poi, siamo tutti sulla stessa carrozza.











