Milano, Vannacci si porta avanti e cala l’asso del Generale Burgio. Ecco perché sarà bellissimo…

L'analisi di Emanuele Torreggiani sulle ormai prossime amministrative. Ecco perché Vannacci portandosi avanti con la candidatura del Generale Burgio scardina le logiche del vecchio centrodestra, peraltro, del tutto speculare al centrosinistra: ci sono ma non esistono...

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Sarà bellissimo. Sta iniziando. È gia partito. Il divertimento bello, il divertimento puro: la comica che disvela ogni ipocrisia, omissioni, falsità. Già s’annunciano con le prefiche in lamentazione: la politica buona, il bene comune, l’ascolto, l’altro sono io me, il Vangelo, il Gesù Cristo, la sacra Sindone; insomma, il bric a brac del luogo comune da sciorinare in seduta comunale post ore 24 così la diaria da consigliere comunale raddoppia. Poi a casa, in Uber scroccato o rimborsato, paga Pantalone garantito.

Ma di cosa sto scrivendo domanderà il cauto lettore. Del prossimo sindaco di Milano. La Milano. La Milano ove nacqui, sessant’ott’anni fa. Ora cloaca padana, come per l’ovunque il Bel Paese. Ma si tranquillizzi il buon lettore. Per Milano, chi vince, vince anche per chi perde, e alla viceversa. Il marcio non riconosce schieramenti. La palude alligna. Ma ora, al dunque. Il parlamentare europeo dottore Roberto Vannacci ha dichiarato che il candidato sindaco del suo schieramento, Futuro Nazionale, a Milano, è il signor dottore Carmelo Burgio, già generale di corpo d’armata dei Carabinieri.

Come fulmine dal cielo, come rombo di tempesta, il generale Roberto Vannacci, tutt’altro che mediaticamente sprovveduto, ha calato aprendo con uno slogan jolly che divampa le animelle: “Burgio un uomo capace di rastrellare Rogoredo e Rubattino”.

Due quartieri a ricalco di Medellin. Un’uscita degna di Robert Aldrich: La sporca dozzina; Sam Pechimpah: Il mucchio selvaggio; Sergio Leone: Giù la testa.

Intanto, mentre le prefiche da un tanto a gettone caragnano il gne gne di democratico miserere: “i generali in pensione giochino a bocce”, si danno al piagniucolar dell’imminente perduta democrazia. A breve si faranno avanti cardinali, arcivescovi, vescovi, monsignori, prevosti e coadiutori in magliette di poliestere sudate e padellate, che son già commedia dell’arte. Seguirà il caravanserraglio di associazioni a sigle alterne buone per mille carnevali. Ci sarà da divertirsi. Ma li lascio lì ai loro miserere e misero me…

La mossa di Roberto Vannacci dimostra una capacità strategica. L’uomo, che piaccia o meno non è in discussione, con questa primizia, espressa alla Versiliana, silura l’ipotesi di un candidato del cdx. Chiunque fosse il meschino Sempronio ora sa, in cuor suo lo sa, di perdere. Sa di avere già perso.

Per quanto fosse difficile, o più probabilmente difficilissimo, baluginava un lumicino d’illusione più da imbriachi che da sobri. Ora è notte. E non solo. Il brocardo chi vince vince anche per chi perde, che ieri valeva: il signor Giuseppe Sala sindaco n’è esempio perfetto, ora non regge più. Il cdx è con le spalle al muro. Viene stanato e posto nella posizione destinatagli dalla propria inadeguatezza intellettuale, scomposto (precisamente tale) com’è da gruppi di cacicchi, a volte guappi, perlopiù bande di valvassini sul viale del tramonto. Roberto Vannacci ha chiamato un guastatore, il signor generale Carmelo Burgio, suo commilitone.

Occorre sempre leggere il curriculum, e riflettere senza pregiudizio. Il curriculum non è frutto di alchimie mediatiche imbastite tra uffici stampa e marketing associati. Il suo C.V. rispecchia il suo volto: segnato dalla complessità dell’onere di comando. Consimile a Vannacci. Si tratta di un uomo col quale il Vannacci (un lombardismo voluto) ha sicuramente condiviso pane e morte, pertanto tra loro insiste una affinità elettiva che solo i commilitoni condividono avendo camminato lungo il crinale. Non si tratta di amicizia. Tra loro si coglie ‘l’impasto incordato’, di cui scrive Dante. Burgio si presta alla candidatura perché condivide tatticamente la battaglia. Sa, entrambi sanno, che non vinceranno le elezioni contro l’avversario csx. Lo sanno benissimo e ne sorridono. Non è per nulla questo l’obiettivo. I generali vedono piu lontano della prima battaglia. Vedono la guerra.

Il loro ostile non è il centrosinistra milanese ma il centrodestra. Il vero nemico dei milanesi. Così il teatro si disloca dalle amministrative alle politiche nazionali. La signora Meloni lo sa? Certo, ma nulla può, ha intorno nani da giardino imbalsamati in pose ieratiche, ultime comparse di quelle cricche al tramonto che ben si conoscono. Con questa mossa dei generali crolla l’ipocrisia, l’omissione, la falsità dell’attuale cdx. E il centrosinistra? Vive di rimessa. Il csx è speculare al cdx. C’è ma non esiste. Non ha esistenza intellettule, anch’esso accroccho di cadaveri al tramonto. Quindi per Milano griderà l’unico slogan che urla da ottant’anni. Pericolo fascista. E avanti con le marce, scioperi, raduni, pastasciuttate antifasciste. Ci saranno preti e pretesse, giornalisti armati di Treccani e Treccagne… Sarà bellissimo.

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