In Italia oltre 86.000 negozi di vicinato sono scomparsi negli ultimi 10 anni e il saldo negativo supera addirittura le 106.000 unita’ rispetto al picco del 2018.
In Lombardia le cose non vanno meglio e nel medesimo periodo di
osservazione il saldo negativo e’ di 12.978 unita’ perse.
Nel periodo di osservazione e’ Brescia ad aver pagato il prezzo piu’
alto (-3172 esercizi commerciali in meno) ma la situazione
risulta critica anche a Bergamo (con un saldo negativo pari a
-1.840), Varese (-1.602), Mantova (-1.412) e Pavia (-1.237).
Meno pesante la situazione a Milano (-755).
Partendo da un’analisi capillare di questo scenario che Nomisma presenta la
prima edizione dell’Osservatorio Reciprocita’ e Commercio
Locale, proponendo un approccio strutturato in grado di
trasformare i dati in azioni concrete e progettualita’ con
l’obiettivo di costruire nuovi modelli sostenibili per il
rilancio dell’economia territoriale.
“Non e’ solo un dato preoccupante, ma
il segnale evidente di citta’ che si svuotano, di relazioni che
si indeboliscono e di comunita’ che rischiano di perdere i
propri tradizionali punti di riferimento. Il declino del
commercio di prossimita’ non riguarda soltanto l’economia, ma
incide direttamente sulla qualita’ della vita urbana e sulla
coesione sociale dei territori”, commenta Francesco Capobianco,
Head of Public Policy di Nomisma.
Il commercio di prossimita’ registra un trend negativo che, tra
aperture e chiusure, ridisegna i territori. Tra il 2015 e il
2025 il commercio locale ha vissuto una fase di profonda
trasformazione e il saldo delle imprese attive a livello
nazionale vede un calo del -6,7% complessivo negli ultimi 10
anni, toccando nel 2025 il punto piu’ basso di tutto il periodo
di osservazione. La dinamica e’ ancor piu’ accentuata in
Lombardia, seppur con intensita’ differenti nelle diverse
realta’ locali. Nello specifico, a Mantova la flessione
evidenziata nello studio di Nomisma e’ stata del -19,9% ma,
proporzionalmente, contrazioni marcate riguardano anche Brescia
(-13,7%), Pavia (-13,2%), Lodi (-12,5%) e Varese (-12,2%). In
regione, e’ invece Milano ad aver fatto segnare la perdita piu’
contenuta (-1,3%).
A fronte di una crescita degli addetti nel comparto pari a
+21,2% a livello nazionale, anche tutte la Lombardia si
caratterizza per un segno positivo, con vette del +27,3% a
Milano, del +27,1% a Como e del +26,4% a Bergamo. La crescita
piu’ contenuta, invece, si registra a Pavia (+3,4%) e Lodi
(+6,8%).Nel complesso, gli addetti che operano nei negozi di
prossimita’ della Lombardia negli ultimi 10 anni sono aumentati
di quasi 78.500 unita’ e nel 2025 risultano essere quasi
452.000. A livello settoriale, il commercio di prossimita’ e’ il
piu’ colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande,
confermandosi il comparto piu’ dinamico. La perdita di negozi di
vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e
tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di
esercizi sia di addetti), insieme a comparti tradizionali come
ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari. Segnali piu’
positivi emergono invece dal commercio di articoli per
l’edilizia e da quello legato alla cura della persona trainati
rispettivamente dalle dinamiche del ciclo edilizio e da una
crescita della domanda di servizi. E’ pero’ la ristorazione a
confermarsi il principale motore di crescita, con aumenti sia
nel numero delle imprese attive sia degli addetti.
L’analisi dei bilanci svolta da Nomisma permette di leggere in
chiave economica le trasformazioni del commercio di prossimita’,
evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti
squilibri. Nel periodo 2015-2024, per le imprese “sopravvissute”
i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale,
pur presentando significative disomogeneita’. Mentre le grandi
imprese registrano performance solide e in espansione, le
piccole realta’ affrontano una pressione crescente sulla
sostenibilita’ economica, con un conseguente ampliamento del
divario competitivo.In Lombardia, i ricavi hanno registrato una
crescita media del 31,3%.
Dal punto di vista settoriale, il
commercio degli articoli per l’edilizia si configura come il
comparto piu’ dinamico, con una crescita dei ricavi del +67,1%,
seguita dal segmento della ristorazione e dei bar (+47,8% e +
47,7%), dai mobili (+45,9%) e dalle gioiellerie (+41,5%).
Andamenti leggermente piu’ moderati ma stabili si osservano nel
comparto degli alimentari e bevande (+37,9%) e delle ferramenta
(+27,4%), e nel comparto della salute e cura della persona
(+18,8%).Piu’ complessa, invece, la situazione dei settori
tessile, abbigliamento e accessori e in quello relativo a
cultura e svago, che registrano le performance piu’ deboli
dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +3,2% e
+4%). Su questi comparti incidono la contrazione dei consumi
discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una
maggiore difficolta’ di recupero nel post-pandemia.














