HomeCronacaPiemonte, la Regione che correva su rotaia e oggi resta a piedi

Piemonte, la Regione che correva su rotaia e oggi resta a piedi

C’era una volta il Regno Sabaudo, la locomotiva d’Italia. Prima e subito dopo l’Unità, il Piemonte vantava la rete ferroviaria più capillare e sviluppata del Paese. Un sistema di vasi sanguigni d’acciaio che collegava ogni borgo al progresso. Oggi, di quel primato, resta ben poco. Se escludiamo la spina dorsale Torino-Milano, la mappa ferroviaria regionale somiglia sempre più a un reperto archeologico.

Mentre le regioni limitrofe, Lombardia in testa, investono massicciamente in metropolitane leggere, ferrovie suburbane e metrotranvie, il Piemonte sembra essersi fermato al palo, crogiolandosi in una gestione che appare spesso miope e priva di una strategia di lungo termine.

Torino e il caso Brescia: il confronto che scotta
Torino, la capitale sabauda, arranca. Nonostante sia l’unica città della regione con un sistema di trasporto degno di nota, la realizzazione della Linea 2 della Metropolitana è diventata l’emblema delle “calende piemontesi”.

Il confronto con realtà più piccole è impietoso: Brescia, con una frazione degli abitanti di Torino, ha costruito un sistema di mobilità urbana che per efficienza e capillarità supera quello del capoluogo piemontese. Perché altrove si riesce a pianificare e qui no? È una questione di fondi spesi male o di totale assenza di volontà politica?

Il “Deserto” delle Province e l’Odissea dei pendolari
Uscendo dai confini torinesi, la situazione precipita. Tra i centri medi muoversi con i mezzi pubblici è un’impresa; tra i piccoli comuni è pura utopia, vedi il caso della mia Cerano.

Zero tram: al di fuori di Torino, il tram è un ricordo sbiadito.

Le strade provinciali sono diventate il regno di pedoni e ciclisti “coraggiosi” che sfidano la sorte su carreggiate prive di piste ciclabili e protezioni.

Ma il disservizio piemontese non si ferma ai confini regionali, influenzando negativamente anche aree limitrofe come la vicina Lomellina.

“Noi usiamo la macchina”: questo è il ritornello che sentiamo ripetere come un dogma. Ma in un mondo che punta ai 30 km/h e alla riduzione dei parcheggi, il trasporto pubblico non dovrebbe essere un’alternativa, ma la soluzione.

Un appello alla politica: basta “Stile Sabaudo”

In quest’ultima tornata elettorale si parla di tutto: video su Facebook, buffet luculliani, promesse generiche. Eppure, il trasporto pubblico è il grande assente. Si cambiano le pensiline, si acquistano nuovi autobus (forse per dare una parvenza di modernità), ma le corse diminuiscono, gli orari restano scoperti e intere zone rimangono isolate.

Le domande che ogni cittadino dovrebbe porre ai candidati sono semplici:

Cosa volete fare concretamente per la mobilità collettiva?

Le metrotranvie sono nei vostri piani come rimedio al traffico?

Qual è il budget reale destinato alle piste ciclabili nei prossimi 5 anni?

Non possiamo più accettare come risposta un implicito “compratevi l’auto”. Il Piemonte che cento anni fa guardava all’Europa deve tornare a correre, e deve farlo sui binari, sulle ciclabili e su mezzi pubblici efficienti. Altrimenti, la nostra resterà una regione che sa solo ricordare il passato, incapace di organizzare il futuro.

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