“Sono sempre stato convinto di una cosa: il tifoso juventino soffre. Non gode, soffre. Logora.
Vincere per lui non è una gioia, è una liberazione. Come uscire di prigione dopo 90 minuti. E ogni partita, anche la più scontata, è una questione di vita o di morte.
Non ha empatia. Non ha ricordi. O almeno, così sembra.
Non posso e non voglio essere così cinico, perché altrimenti mi abbasserei al livello di quelle persone che hanno girato le spalle alla storia e all’umanità.
Come quell’elemento al bar a Cerano. Novanta minuti a offendere i tifosi, i giocatori, l’Inter intera. Un flusso continuo. Sul 2-2 tra Roma e Inter … non ce l’ho fatta più e gli ho detto che aveva rotto. Semplicemente rotto.
Forse qualcuno dovrebbe dirlo più spesso a chi si comporta così. Peccato che alla fine, il ripreso sono stato io. Difficile stare calmi, lo ammetto.
E poi vedi l’altra faccia. Grande prova di civiltà dei tifosi dell’Inter che hanno applaudito i dirigenti bianconeri al funerale di Sandro Mazzola. Quello è stato un ringraziamento. Un omaggio all’uomo prima che al calciatore.
Non si può vivere sempre nell’odio e nel rancore. Almeno in certe situazioni, no. Un minuto della tua vita dovevi essere umano. Solo un minuto.
Nessuno toglie nulla ai campioni che loro hanno inneggiato, ma l’omaggio più grande che noi, come tifosi e come persone rispettose, abbiamo fatto al grande Sandro, è stato proprio rispondere con un applauso a quei dirigenti. Loro non sono colpevoli dei propri tifosi, ma dovrebbero riprenderli. Chiedere un po’ di compassione per questi elementi della famiglia senza ragione.
Forse delle scuse sono anche arrivate, ma non hanno avuto lo stesso suono, lo stesso boato che meritava Mazzola. Un galantuomo.
Tollerare i villani porta solo sogni strani. Basta una ferma prova di forza. Insegnamento dell’educazione e del rispetto.
È un livello provinciale al cubo. Come quel ragazzo: gli è morto il padre, era disperato e io sono andato a tributare omaggio al funerale. Io ho perso madre e padre, lui non è venuto a nessuno dei due. Nemmeno le condoglianze. E poi era arrabbiato perché un altro non era andato al funerale di suo padre, forse perché aveva ricevuto prima il mio stesso trattamento.
Purtroppo molte persone sono così. Credo che i panni sporchi si lavino in famiglia. E certe famiglie dovrebbero educare, dare l’esempio, prevenire e, in molti casi, pure riprendere e punire. Con esempi chiari.
Sarebbe bello, lo dico con ironia ma non troppo, che alla prossima Inter-Juve si invertissero le maglie per un minuto. Solo per far capire che le ferite risanano.
A proposito: le persone ignoranti fanno scappare i galantuomini. Che, tra l’altro, sono quelli che spendono di più, pure al bar”.












