Non tutte le idee sono uguali. E non tutte hanno il diritto di esistere.
Bella questa democrazia delle idee, sulla carta. Tutti possono avere un’idea. Nella pratica no. Devi avere il patentino. Devi essere iscritto all’Albo delle Idee.
Ho qualche dubbio quando le idee non timbrano. Quando suonano bene ma sono vuote. Quando sono sopravvalutate perché le dice uno con la cravatta, o sottovalutate perché le dico io al bar di Cerano.
Ci hanno detto: “Lotta per le tue idee”. Non ci hanno detto la seconda parte: “e uccidi quelle degli altri”. Perché funziona così. L’avversario è sempre cattivo, incompetente e pericoloso. La sua idea è da demonizzare. O è stupida. Mai che sia solo diversa.
Chi ha il diritto di avere l’alba dell’idea migliore? Chi prende la palma? Sempre gli stessi. I professori giusti. Quelli col timbro.
Bisogna avere paura delle idee degli altri? Certo. Ma fa più paura un uomo che ha zero idee o uno che ne ha mille ma tutte ben confuse? Il primo è innocuo. Il secondo ti governa.
E se la tua unica idea è quella di essere migliore degli altri? Hai appena sfornato la peggiore idea di tutte.
Guardate i giovani. Lottano per un’idea o per un giubbotto firmato? O per l’idea geniale di rivendere quel giubbotto firmato? Però lottano. Vogliono far partire le idee. Vogliono solo avere tutti lo stesso diritto di pensare. Che dovrebbe essere normale, invece è rivoluzionario.
Tu mandi un progetto di idee. Un format. Una proposta.
Risposta: “Siamo già a posto così”.
Oppure non ti rispondono proprio. Zero.
Perché si può classificare e istituzionalizzare un’idea? A quanto pare sì. Solo certi professori hanno le idee giuste. Le altre sono “carine, ma non per noi”.
Io in periodo di votazioni lanciai un’idea: mettiamo il Wi-Fi gratis per tutta Cerano. Apriti cielo. Offese, insulti, sbeffeggiato. Non era sbagliata l’idea. Era sbagliato chi la diceva. Io.
Si può vivere in un mondo così? A fatica. Vado da una ditta: “Ho avuto un’idea per voi”.
“Noi abbiamo già una nostra pubblicitaria”. Tradotto: grazie, ciao.
Ho scritto RITORNO AL FUTURO 4 – il capitolo nuovo. La mia idea di come continua. A chi lo mandi? A nessuno. Tutto chiuso. Nessuno legge. I cancelli sono chiusi. “Mettilo sul web!” E poi me lo copiano pari pari.
Mi ricordo quel format che mandai a una testa d’uovo della TV. Risposta: sei pazzo, matto, confuso. Tre mesi dopo era in onda. Il suo. Uguale al mio. Perché un’idea bisogna saperla mettere giù bene, farla bene, essere credibile. Peccato che quando la fai bene, te la fregano.
E allora sì, forse questo è un giusto motivo per protestare e battersi. Perché quando non abbiamo tutti il diritto di avere idee, non è uno Stato libero.
E quando le idee non hanno gli stessi diritti, quella non è più democrazia. È solo una brutta parola travestita da riunione.
Ritorno al Futuro 4 non è un film. È quello che succede quando torni indietro e ti accorgi che non è cambiato niente. Le idee sono ancora in fila, in attesa di permesso.













