Turbigo ha avuto per quasi due secoli un convento degli Agostiniani Scalzi, soppresso nel 1805 da Napoleone. Abbiamo scritto tanto su questo insediamento religioso, voluto dal cardinale Flaminio Piatti (Turbigo 1550-Roma 1613), la cui storia è conservata nell’Archivio di Stato a Milano.
Una delle caratteristiche dell’ordine monastico degli Agostiniani Scalzi era (ed è ancora) quello dell’ospitalità e la conchiglia che ancora troneggia sul portone di Via Volta è una sorta di biglietto da visita. Eppoi c’è il Naviglio Grande, grande ‘autostrada’ dei paesi dei laghi, sulla quale ha transitato ‘tutto il mondo’ tra cui, morente, anche San Carlo Borromeo.
Oggi, 21 giugno 2026, ricordiamo il cenobio turbighese in occasione della visita di Papa Leone all’arca di Sant’Agostino, opera di scultura gotica realizzata in marmo bianco di Carrara da Giovanni di Balduccio tra il 1362 e il 1365, la quale contiene le spoglie di Sant’Agostino di Ippona ed è conservata nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia.
DIDA Cortile interno dell’ex convento












