Mattina: Portobello Road, l’ultimo giro
Ultima passeggiata tra le bancarelle di Portobello. Colori, vinili, teiere sbeccate e magliette “Keep Calm” che ormai ho anche sul pigiama. Compro gli ultimi regali British: calamite, biscotti al burro e una tazza con la Regina che strizza l’occhio.
Tre cose:
1. Se non contratti, ti spennano. 2. Se contrati, ti spennano lo stesso ma con un sorriso. 3. Il vintage qui costa più del nuovo a Cerano.
Mezzogiorno: Big Bus, l’addio panoramico
Prendo il Big Bus per salutare la città dall’alto. Londra è enorme, ma verde. Dall’alto si vede tutto: i parchi, il Tamigi, i palazzi bassi. Certo che qui gli architetti non hanno fatto un ’68. Non c’è urbanizzazione selvaggia. Pure dall’alto, respira.
Non come da noi che ogni spazio libero diventa condominio “Vista Parcheggio”.
Tre cose sul bus:
1. Se sbagli fermata fai sei giri uguali, confermato. 2. Cuffiette con 12 lingue, ma l’italiano ha l’accento di Alberto Sordi. 3. Ti viene il torcicollo, ma ne vale la pena.
Pranzo: ultima puntatina al pub
Ultimo pranzo in un pub prima della fuga. Fish and chips, ovviamente. La birra è calda, il conto è freddo: 28 sterline per sentirsi Charles Dickens.
Tre cose positive del pub:
1. Wi-Fi che vola. 2. Ti portano acqua del rubinetto senza farti sentire pezzente. 3. La cameriera ti chiama “love” anche se hai rovesciato la salsa sulla cravatta.
Pomeriggio: taxi verso Gatwick e il dramma Wi-Fi
Taxi per Gatwick. Saluto Londra dal finestrino: palazzi vittoriani, grattacieli di vetro, parchi immensi. Tradizione e modernità che si danno il cinque.
In aeroporto, tempo di ultimi regali British. Poi succede: perdo i soci.
Panico. Zero connessione. E qui il consiglio da incidere sul marmo:
W il Wi-Fi, ma fatevi un contratto per i giga. Troppo brutto vivere di Wi-Fi elemosinato come nel ’95 cercavamo le cabine. Dopo 20 minuti di sudori freddi, ritrovo il gruppo. Sembravano la mia scolaresca del ’95: c’è sempre qualcuno che si perde.
Imbarco: il tavolo di tortura volante
Vado all’imbarco. Sempre bello il volo in aereo. Anche se da vicino il sedile sembra un tavolo di tortura medievale. Decollo, un po’ di paura, poi pace. Guardo giù: ciao Londra, sei verde davvero.
Atterraggio a Milano: Fantozzi colpisce ancora
Arriviamo a Milano. Vado a prendere la valigia. La vedo sul nastro, corro per prenderla stile ragazzo di campagna… ma lei fa il giro e mi sfotte. I soci mi guardano male. Sembro Fantozzi al ritiro bagagli.
Finalmente la afferro, esco. Fuori c’è un mio amico che mi riporta a casa. Apro la porta dell’auto e BOOM: Che caldo!!! Meglio Londra. 37 gradi, afa di Cerano. La memoria della glicemia da Hyde Park è già un ricordo.
Bilancio finale: dal ’95 al 2026
Tre cose positive di Londra 2026:
1. Il verde: un polmone vero, curato, rispettato. 2. Urbanizzazione umana: niente palazzoni selvaggi, la città respira. 3. Pulizia + tradizione e modernità: il pub del 1600 ha il Wi-Fi 6 e profuma di lavanda.
Tre cose negative:
1. I prezzi: ma loro avranno stipendi adeguati, io ho solo Geffer. 2. Il cibo: relativo. Se nasci a Cerano, la “nevicata di parmigiano” sugli spaghetti ti segna. 3. I trasporti: metro vecchiotta e che corre come se avesse il treno da prendere. Il bus turistico è bello se non ti addormenti e ti fai sei giri.
Ultima riflessione, Egregio Direttore:
Non sarà come la gita del 1995, col pullman che ci portava in giro e senza ansia da Wi-Fi. Ma un viaggio lascia sempre qualcosa. Ti apre la mente e ti fa scoprire chi mente. Chi ti dice che Londra è cara, chi dice che è grigia, chi dice che gli inglesi sono freddi. Io ho visto verde, ho visto gentilezza da festa di paese calabrese, ho visto che si può essere enormi e umani insieme.
E se nel ’95 digerivo tutto, oggi ci vuole una settimana. Ma pazienza. La valigia è a casa, la memoria è piena, e Google Photos chiede pietà. Dal ’95 al 2026: cambia la connessione, non la voglia di partire. Meglio vedere col cuore che col livore. Anche dal finestrino di un taxi per Gatwick.












