HomeCronacaLa voce del Pendolare, il seguito. Il ritorno horror su Trenord

La voce del Pendolare, il seguito. Il ritorno horror su Trenord

Egregio Direttore, se a Londra è finita con l’aplomb, il rientro in Italia è finito con l’ustione di terzo grado e la bestemmia in canna.

Atto 1: L’atterraggio e il bacio della morte
Malpensa. Metto piede a terra. L’emozione mi frega. Mi inginocchio per baciare il suolo patrio come il Papa, commosso dal ritorno a Cerano. Peccato che il piazzale alle 14:00 sia un forno crematorio.
Risultato: ustione sulle ginocchia, imprecazione livello Germano Mosconi che rimbomba fino ai controlli passaporti. La polizia di frontiera mi guarda con rispetto: “Benvenuto in Italia, vedo che è già ambientato”.

Atto 2: Il treno lumaca per Trecate Station
Prendo il regionale. Orario teorico: 40 minuti. Orario reale: “Dipende da quanta voglia abbiamo”.
W lo Smart Working, penso. Quelli del treno scioperano, chiedono il biglietto sempre ai soliti noti – cioè noi fessi che l’abbiamo fatto – e intanto il capotreno annuncia: “Causa guasto, viaggeremo a passo di lumaca zoppa”.

Dentro è il coachella delle biciclette. Per arrivare al posto devi fare parkour scavalcando telai, sellini e zaini Decathlon. Sarebbe da scioperare noi, quelli col biglietto. Ma non possiamo, perché forse non abbiamo gli stessi diritti loro. Amen. E questa è blasfemia pura, ma certificata Trenord.

Atto 3: Trecate Station, l’Apocalisse Padana
Arrivo a Trecate Station. 38 gradi all’ombra. L’asfalto si scioglie, io pure.
Le ginocchia ustionate friggono. Londra col suo “polmone verde” è un ricordo sbiadito. Qui l’unico polmone è il mio che rantola. Saluto i soci del viaggio che mi guardano male: ho la faccia di Fantozzi dopo la corazzata Potëmkin e l’andatura di uno che ha baciato la piastra del forno.

Fuori mi aspetta un amico. Apro lo sportello e mi investe un’ondata di calore che a Hyde Park se la sognano. “Che caldo!!! Meglio Londra”, urlo, mentre Germano Mosconi dentro di me fa il bis.

Bilancio del rientro, tre cose finali:

Tre cose positive del ritorno:
1. La valigia è arrivata: miracolo, non ha fatto il giro del mondo senza di me. 2. Geffer c’è: per lo stomaco e per le ginocchia ustionate, santo subito. 3. Sono a casa: e il Wi-Fi prende senza elemosinare password al pub.

Tre cose negative da Tapiro d’Oro:
1. I treni: scioperano, lumacano, controllano solo tu che hai il biglietto. Le bici viaggiano in business, tu in piedi sul predellino. 2. Il caldo: Londra 22°, Cerano 38°. Il global warming ha scelto me come testimonial. 3. I diritti: loro possono scioperare, tu puoi solo bestemmiare Mosconi-style e sperare che non ti multino.

Morale dal ’95 al 2026:
A Londra impari che una città può essere enorme, verde e umana.
In Italia impari che puoi partire Papa e tornare Germano Mosconi, con le ginocchia alla piastra e il treno che ti fa rimpiangere il Big Bus. Però, Egregio Direttore, un viaggio lascia sempre qualcosa.
Magari un’ustione, magari una risata, magari la certezza che lo Smart Working è stato inventato da un pendolare di Trecate.
Chiudo con saggezza da piazzale di Malpensa:

Meglio vedere col cuore che col livore. Ma se ti inginocchi, controlla prima la temperatura dell’asfalto.

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