Il confine meridionale della Svizzera torna a farsi rovente. I dati ufficiali dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) relativi a marzo 2026 confermano quello che molti temevano: la pressione migratoria sul Canton Ticino è in netto aumento. Con 560 soggiorni irregolari intercettati in soli trentuno giorni, il territorio ticinese si conferma la “porta d’accesso” principale e più fragile della Confederazione.
Il Ticino sotto pressione
Non si tratta di una percezione, ma di numeri che parlano chiaro. Rispetto ai 456 casi registrati a febbraio, l’incremento mensile sfiora il 23%. Un dato che preoccupa non solo per il confronto con il mese precedente, ma perché supera anche i livelli registrati nello stesso periodo dello scorso anno.
In questo scenario, la geografia della migrazione vede il popolo afghano come il più rappresentato tra chi tenta di varcare illegalmente il confine, in fuga da contesti di crisi che continuano a riflettersi direttamente sui nostri valichi.
Il paradosso dei passatori
Un dato controtendenza emerge però dalle indagini: mentre gli ingressi aumentano, i fermi legati alle attività di passatori sono in calo. Una diminuzione che si registra sia rispetto a febbraio che su base annua. Questo “scollamento” tra il numero di migranti e i trafficanti individuati apre interrogativi sull’evoluzione delle tattiche dei trafficanti o sulla crescente autonomia dei flussi migratori.
Macchina della sicurezza in allerta
Il dispositivo di controllo non resta a guardare. Sebbene le consegne alle autorità estere siano leggermente aumentate rispetto al mese scorso, il sistema svizzero si muove su più livelli:
UDSC (Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini): In prima linea per il monitoraggio dei varchi.
Polizia Cantonale: Responsabile dell’esecuzione operativa della Legge sugli stranieri (LStrI).
SEM: Impegnata nell’analisi strategica per prevenire crisi di sistema.
La collaborazione tra Berna e i partner esteri è ai massimi livelli per tentare di arginare un fenomeno che, con l’arrivo della primavera, minaccia di farsi ancora più imponente.
Il Ticino, ancora una volta, si ritrova a essere il termometro di un’instabilità internazionale che non accenna a placarsi.














