Quanto ci voleva a capire che, nonostante fosse il combattente di una battaglia condotta in beata solitudine, l’avvocato Francesco Catania, avvocato di adamantina fede garantista, aveva ragione sulla costituzione del Comune di Abbiategrasso nell’ambito del processo Hydra?
Quanto ci voleva a capire che inseguendo la classica sinistra giustizialista con contorno di associazioni dell’impegno antimafioso e dintorni, Amministrazione e partiti che ne sono corsi al seguito sarebbero caduti rovinosamente in un burrone?
E’ da 24 ore, ossia da quando il Tribunale ha respinto la richiesa di costituzione di parte civile del Comune, votata sia in giunta che in Consiglio comunale senza che chi scrive abbia udito voci stonanti o coraggiosamente dissenzienti, che ce lo chiediamo.
Prima, tuttavia, esaminiamo i fatti che l’avvocato Catania, consigliere comunale di Forza Italia, ha riportato all’attenzione dei tanti follower del suo canale You Tube, con un video caricato nella tarda serata di ieri.
‘DECISIONE SACROSANTA, E NON SOLO PER SCADENZA DEI TERMINI’
Catania racconta come ieri, nel corso dell’ultima udienza celebrata nell’aula bunker del carcere di San Vittore, il Tribunale ha disposto l’esclusione dal processo delle costituzioni di parte civile presentate dai Comuni di Abbiategrasso e Busto Arsizio, accogliendo le eccezioni avanzate dalle difese.
Secondo il professionista, la decisione del Tribunale rappresenterebbe una conferma delle obiezioni formulate fin dall’inizio: da un lato la tardività della costituzione, dall’altro la mancanza dei presupposti giuridici necessari affinché il Comune potesse essere riconosciuto come soggetto danneggiato.
«Il Comune di Abbiategrasso non è stato individuato come persona offesa dal reato né come vittima diretta delle condotte contestate», sostiene Catania, ricordando come la costituzione sia stata deliberata quando il procedimento era già in fase avanzata e dopo numerose udienze preliminari.
L’avvocato evidenzia inoltre come la decisione della Giunta abbia generato negli ultimi mesi un acceso confronto politico in città. La scelta di costituirsi parte civile era stata infatti sostenuta da una parte delle forze politiche come un segnale di attenzione e di tutela dell’immagine della città, coinvolta mediaticamente dall’inchiesta.
Proprio questo aspetto è stato al centro delle critiche mosse dal legale. Secondo Catania, infatti, il semplice richiamo del nome di Abbiategrasso nelle carte dell’inchiesta non sarebbe sufficiente a configurare automaticamente un danno risarcibile per l’ente comunale.
Hydra, del resto, è un procedimento particolarmente complesso e ambizioso sotto il profilo investigativo, con decine e decine di indagati. L’impianto accusatorio della Procura ipotizza l’esistenza di una rete criminale capace di mettere in collegamento esponenti di differenti organizzazioni mafiose, dalla ‘ndrangheta a Cosa Nostra, fino ad altre realtà criminali operanti sul territorio nazionale.
Nel dibattito pubblico degli ultimi anni, uno degli elementi che ha suscitato maggiore attenzione è stato il riferimento ad alcuni incontri avvenuti ad Abbiategrasso tra soggetti coinvolti nell’inchiesta. Circostanza che ha contribuito a collocare il nome della città al centro dell’attenzione mediatica nazionale.
Secondo i fatti coraggiosamente enunciati e messi in evidenza da Catania, tuttavia, nelle contestazioni formulate dalla Procura non emergerebbero episodi riconducibili a infiltrazioni nella macchina amministrativa comunale né reati contro il patrimonio dell’ente locale, come appalti pilotati, truffe ai danni del Comune o altre condotte direttamente lesive degli interessi pubblici cittadini.
Il legale ha inoltre puntato l’attenzione sui costi sostenuti dall’amministrazione per l’iniziativa processuale. Nelle sue dichiarazioni ha ricordato come fossero stati stanziati circa 28.500 euro per la costituzione di parte civile, scelta che a suo giudizio avrebbe comportato un impiego di risorse pubbliche discutibile, soprattutto in un periodo caratterizzato da numerose richieste provenienti dal territorio.
Un tema che inevitabilmente si intreccia con il confronto politico locale. La vicenda Hydra, infatti, ha rappresentato negli ultimi anni uno dei principali argomenti di scontro tra maggioranza e opposizione, alimentando polemiche, prese di posizione e numerosi interventi pubblici.
L’esclusione dal processo non chiude tuttavia il dibattito. Resta infatti aperta la discussione sul significato politico della costituzione di parte civile e sul ruolo che un’amministrazione comunale debba assumere in procedimenti giudiziari che, pur non contestando direttamente reati contro l’ente, coinvolgono il territorio e la sua immagine pubblica.
L’esclusione delle parti civili rappresenta uno dei primi passaggi processuali di rilievo destinati a produrre effetti anche sul piano del dibattito politico locale, in una città che negli ultimi anni si è trovata spesso al centro dell’attenzione mediatica per una vicenda giudiziaria dalle dimensioni ben più ampie dei confini comunali.
Dimostrando, va ribadito nuovamente, come la condotta inizialmente tenuta dal sindaco Cesare Nai, nonostante il profluvio di servizi televisivi, fosse stata coraggiosa e giustificabile. Salvo poi, senza una chiara azione preventiva di motivazione politica adeguata, assumere una decisione esattamente contraria. E qui cascano tanti asini..
ABBIATEGRASSO MERITA ‘SPOSA’ LA LINEA PD-LACANU
Nell’anno del Signore 2026 la lista civica Abbiategrasso Merita, che esprime il vicesindaco Beatrice Poggi, l’assessore Roberto Albetti ed il consigliere capogruppo Michele Pusterla, ha pubblicato sulla propria pagina Facebook due soli post.
Il più duro e deciso il 30 aprile, che riporta la dichiarazione resa da Pusterla il 26 marzo. Che oggi- sì, oggi- va riletta con attenzione: “Signor Sindaco, Assessori, Colleghi Consiglieri, riteniamo opportuno ribadire con chiarezza la posizione della nostra lista in merito alla richiesta di costituzione di parte civile al processo Hydra.
Esprimiamo il nostro pieno e convinto supporto alla decisione del Comune di Abbiategrasso di costituirsi parte civile nel processo Hydra, decisione presa in piena collegialita´con tutti i capi gruppo delle Liste facenti parte la Maggioranza e resa attuativa dalla delibera di Giunta. Si tratta di una scelta che consideriamo non solo legittima, ma doverosa, in quanto afferma con forza il principio di legalità e tutela gli interessi della nostra comunità.
Il Comune sceglie di essere parte attiva nel percorso di accertamento della verità nella sede opportune per accertare appunto la verita.
Per queste ragioni, riteniamo che la posizione assunta dall’Amministrazione sia pienamente condivisibile e coerente con il ruolo istituzionale dell’Ente. Riteniamo che evntuali differenti posizioni non siano quelle della maggioranza”.
Complimenti vivissimi, dottor ingegnere Michele Pusterla. Persino le persone di spiccata intelligenza come lei (che è tra i più intelligenti nel panorama tutt’altro che esaltante della politica cittadina da anni a questa parte) predono rovinose e sonore cantonate. Ma come si possono, e il discorso vale per tutte le liste e i capigruoppo citati da Pusterla il 26 marzo, non vedere, dopo aver letto con attenzione gli atti dell’inchiesta e i rilievi di Francesco Catania, contenuti in almeno due lunghi video You Tube e nella trascrizione dell’udienza di Radio Radicale che riporta l’intervento dell’avvocato abbiatense in Aula, che la decisione in procinto di essere assunta avrebbe trovato un chiaro diniego dal giudice terzo (c’è un giudice, anche in seno a Hydra), oltre che rappresentare un vistoso corto circuito politico, col centrodestra a rincorrere Partito Democratico e sinistre manettare?
Non se ne avvede Pusterla, non se ne avvede Roberto Albetti, che presto compirà 81 anni e ha visto liquefarsi la Democrazia Cristina sotto il maglio del circuito mediatico giudiziario e dei suoi nuovi compagni (è proprio il caso di dirlio) di strada,
Non se ne avvede l’affermata e autorevole avvocato che siede nella giunta da vicesindaco con la casacca di Abbiategrasso Merita.
Non se ne avvede Cesare Nai, che porge l’altra guancia.
Non se ne avvedono Flavio Lovati e Franco Chillico, mai indagati e tirati nel gorgo perverso delle intercettazioni, venendo ‘mascariati’ al pari del primo cittadino.
Ed ora il risultato, paradossale, è quello di una linea politica e giudiziaria cavalcata dalla sinistra, inizialmente respinta e quindi successivamente condivisa, a mo’ di rovinoso matrimonio morganatico, da Abbiategrasso Merita e dall’Amministrazione Nai.
28.500 EURO
E’ l’ammontare dell’impegno di spesa ovviamente e giustamente messo a bilancio dall’Amministrazione per sostenere le spese legali per la costituzione di parte civile.Tutto legittimo, ci mancherebbe. Come la seguente domanda: ma se qualcuno volesse adire la Corte dei Conti e chiedere appunto conto di questa spesa (pubblica), che riscontro otterebbe?
Ma è il panorama di fondo ad essere sconfortante. Si staglia la celebre citazione di Pietro Nenni sulla sindrome degli epuratori, oggi divenuti novelli giustiazialisti forcaioli (basta risentire tutti gli interventi del giovane consigliere Dem Andrei Lacanu sul tema): «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura».
Non sappiamo se sia puro o meno, ma Francesco Catania ha vinto splendidamente in solitaria questa battaglia politica, di principio e di diritto. Quanto agli altri, a tutti gli altri, forse farebbero bene a trincerarsi, sine die, nel silenzio assordante delle ultime 24 ore. Loro sì. Che brutta pagina, cara Abbiategrasso. Che brutta pagina.
Fabrizio Provera













