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Quell’inno che non è una marcetta

La serata, organizzata da Rotary Club Magenta, fortemente voluta dal presidente Gen. Antonio Pennino, in collaborazione con Pro loco e Amministrazione Comunale – presente il sindaco Luca del Gobbo - si conclude con un’emozionata esecuzione dell’Inno di Mameli

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Un inno suonato e cantato male e “che ha una sfiga (sic) enorme, sempre accompagnato dal maledetto attributo di ‘marcetta’ che fa rima con Italietta … tatatà tararattatà … un inno che, rispetto a quelli degli altri Paesi, maestosi e solenni, che ascoltiamo con ammirazione, ha fatto sempre la parte del parente acquisito, quello a cui vuoi bene, però che non porteresti mai a un matrimonio elegante”.
Inizia con tale affermazione la conferenza di Michele D’Andrea, il cui prestigioso curriculum di storico e musicologo è stato già declinato nelle nostre colonne.

Scioccante? No. Perché, in fondo, non solo quella fama di marcetta è radicata da tempo, ma anche perché, probabilmente, la maggior parte di noi l’ha avvalorata cantando. Urge un ‘mea culpa’ condiviso. Ma andiamo avanti.

“Il Canto degli Italiani – prosegue D’Andrea – è invece fra gli inni più originali e interessanti al mondo sia dal punto di vista musicale sia testuale sia ideologico”. Un fremito di curiosità misto a orgoglio già serpeggia tra i numerosi presenti in Aula Consiliare. Da ora in poi il relatore dà la stura a un fiume di informazioni, affermazioni, aneddoti, riflessioni e curiosità, documentandole, che catturano l’attenzione, che sorprendono e che pure divertono un pubblico sempre più attento.

Nell’Italia dell’Ottocento l’unico genere musicale presente era l’opera, e fu un’aria d’opera, una cabaletta per la precisione, quella composta da Michele Novaro per il testo inviatogli dal giovane mazziniano Goffredo Mameli. “ Un’aria dal ritmo vivace, orecchiabile e fluido per un testo semplice chiaro: un’esortazione prima della battaglia”.

E, se la forza di un inno nazionale o di un canto patriottico consiste “nell’aggregare, nell’unire voci per affermare l’appartenenza a una collettività”, allora Mameli e Novaro hanno fatto centro, come – apriamo una parentesi – ci aveva azzeccato Paolo Giorza, autore de ‘La bella Gigogin’. “Cucì insieme cinque strofe di canti popolari e – informa il relatore – creò la colonna sonora della II Guerra di Indipendenza: un canto di immediato successo eseguito la prima volta e replicato per otto volte al Teatro Carcano di Milano nel dicembre del 1858”.

Il testo può apparire “demenziale”, tuttavia, analizzandone i versi, ha un forte contenuto antiaustriaco, “cosa che gli Austriaci non compresero, suonando ‘La bella Gigogin’ addirittura contro se stessi il 4 giugno 1859”.

La ricca esposizione di D’Andrea comprende un preciso ricordo del valore umano di ‘Goffredino’ Mameli, un’analisi attenta dello spartito di Novaro e delle suggestioni che lo ispirarono, l’ascolto dell’Inno suonato comme il faut in occasione della visita di Elisabetta II durante la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi nonché la spiegazione delle alterazioni dell’originale aria d’opera, subite nel 1946, a causa di un adattamento richiesto dal cerimoniale. E comprende, in aggiunta, una carrellata su altri Inni nazionali. Anticipiamo: facendoli un po’ a pezzi!!! Evvai.

Inno USA: “La musica è la melodia di un canto di un club massonico inglese che con i Padri Pellegrini attraversò l’Oceano, divenendo inno dopo l’indipendenza dalla madrepatria, scritto in un Inglese settecentesco, oggi di difficile comprensione”. Inno tedesco, “fra i più belli al mondo, è frutto di un furto con destrezza: la sua musica è quella dell’Inno Imperiale Austriaco, composta da Franz Joseph Haydn nel 1797” e ci sarebbe anche dell’altro, ma la tireremmo in lungo. Inno del ricco Principato del Liechtenstein: suona come quello Inglese. Idem l’Inno svizzero dal 1930 al 1961, stessa musica per il noto canto patriottico Usa ‘My Country, Tis of Thee’.

Inno olandese: quando la ‘marea orange’ lo canta allo stadio – come da video che D’Andrea mostra – omaggia ancora il Re di Spagna. Retaggi storici. E gran finale: ‘La Marsigliese’. Tutta farina del sacco di Claude Joseph Rouget de Lisle? Eh nooo! La melodia risale al 1781 e viene attribuita al violinista e compositore piemontese, Giovanni Battista Viotti, mentre l’anno di nascita dell’Inno d’Oltralpe è il 1792.

La serata, organizzata da Rotary Club Magenta, fortemente voluta dal presidente Gen. Antonio Pennino, in collaborazione con Pro loco e Amministrazione Comunale – presente il sindaco Luca del Gobbo – si conclude con un’emozionata esecuzione dell’Inno di Mameli da parte del pubblico guidato da Michele d’Andrea. Molte le autorità civili e militari intervenute insieme ai figuranti storici le cui divise hanno aggiunto ulteriore colore e calore al clima dell’incontro.

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