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Cardiff chiama, l’Italia risponde: l’Italrugby davanti alla partita della storia

Contro il Galles gli Azzurri di Quesada inseguono un traguardo mai raggiunto: tre vittorie nel Sei Nazioni e la consacrazione di una squadra che non vuole più essere sorpresa, ma protagonista.

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Per noi, è la partita più importante del Sei Nazioni. Detto così suona strano ma, per almeno un paio di ragioni, questa contro il Galles può ragionevolmente essere considerata tale.

Intanto, giocare con i favori del pronostico, per chi come l’Italia non è avvezzo a farlo su questi palcoscenici elitari, è nello sport qualcosa di complesso, per le mille implicazioni psicologiche che si porta dietro. Poi, c’è da smarcare quella che il compianto Rino Tommasi era solito definire “prova del nove”, la pericolosissima buccia di banana della chiamata alla riconferma dopo una prestazione importante da underdog. Nello specifico, il primo successo della storia azzurra contro i maestri inglesi. Superarla indenni è, in quest’ottica, spartiacque tra squadre a maturità consolidata o ancora in corso di consolidamento.

C’è pure un terzo campanello d’allarme, più tecnico che psicologico: il Galles è in netta crescita di condizione, le sconfitte di misura delle ultime due uscite lo testimoniano, mentre l’Italia appare in calo. La vittoria di Roma contro l’Inghilterra, infatti, non deve ingannare, perché ottenuta più con cuore e testa che attraverso la qualità della prestazione che, onestamente parlando, è stata costellata da troppi errori che gli avversari non sono stati in grado di farci pagare.

Già con la Francia, terzo step del nostro Sei Nazioni, l’Italia aveva fatto intravedere un passo indietro rispetto alla versione sontuosa che aveva sconfitto la Scozia all’esordio e poi immeritatamente perso a Dublino contro l’Irlanda. Questione fisica, forse, con Quesada costretto a far ricorso al turnover con il contagocce a causa dei troppi infortuni che hanno flagellato la compagine azzurra nell’avvicinamento al torneo. Mai più di un cambio o due in partenza rispetto al match precedente e chi non ha potuto beneficiare del riposo potrebbe quindi avere le pile un po’ scariche.

Anche per questo, Quesada quest’oggi partirà con un quindici più rinnovato del consueto. Tre i cambi. In mediana torna Fusco dal primo minuto al posto di Alessandro Garbisi; in seconda linea dentro Ruzza per Zambonin; in prima linea al posto dell’infortunato Ferrari ci sarà Hasa, già subentrato sette giorni fa a match in corso nella girandola degli avanti.

Per il resto, indisponibile Capuozzo, Pani si tiene il posto all’ala con Ioane e Lynagh a comporre il triangolo allargato. Nicotera e Fischetti chiudono la prima linea mentre in terza Lorenzo Cannone, capitan Lamaro e Zuliani sono chiamati a replicare la solita prestazione di estrema sostanza. Niccolò Cannone si colloca in seconda linea a fare compagnia a Ruzza e, infine, la coppia di centri che l’universo del rugby ci invidia, il Brexoncello, è pronta a suonare la carica.

In panchina ci sono Di Bartolomeo, Spagnolo, Zilocchi, Favretto, Odiase, Varney, Marin e Allan, per una scelta 5-3 che fa presagire l’intento di Quesada di apportare correzioni tattiche a partita in corso, confidando di gestire gli avanti senza particolari stravolgimenti. A riguardo, si spera che l’assenza di Ferrari – a proposito, buona guarigione – non faccia perdere troppo rendimento alla mischia azzurra che ha saputo dettare legge fin qui.

Si rivede, seppure in panchina, uno dei grandi assenti di questo Sei Nazioni, Varney, che insieme all’esperienza di Allan può dare all’Italia la possibilità di cambiare marcia e piano di gioco strada facendo. Il primo a garantire ritmo e fosforo; il secondo in quanto garante di tranquillità, efficacia al piede e competenza nella battaglia aerea.

L’Italia, a Cardiff, in uno degli stadi più belli al mondo, gioca per la storia. Vincere contro il Galles significherebbe chiudere il miglior Sei Nazioni di sempre, con tre vittorie su cinque. Mai successo prima ma, come sempre accade, ci sono pure gli avversari. Il Galles dell’eterno Adams, quest’oggi, schiera in avvio lo stesso quindici che ha sfiorato il bersaglio grosso contro l’Irlanda ed è realmente all’ultima spiaggia per raddrizzare almeno in parte un torneo fin qui da Cenerentola.

Chiosa finale ricordando il match di ventiquattro mesi fa, quando lo slalom di Capuozzo, finalizzato da Benvenuti per la meta della vittoria allo scadere proprio sui gallesi, pose fine a una striscia inesausta di sconfitte nei Sei Nazioni, sancendo la nostra svolta. Probabilmente, tutto nacque da lì.

Buon rugby a tutti.

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