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Processo Hydra, il filone Bosco si ridimensiona: parte degli imputati a Pavia. Soddisfazione dagli avvocati

Una parziale redistribuzione geografica segna lo sviluppo del processo “Hydra”, l’importante filone d’indagine sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico lombardo. La Gup di Milano, la dottoressa Giulia Masci, ha dichiarato la propria incompetenza territoriale per una parte consistente degli imputati, accogliendo l’eccezione preliminare sollevata dai collegi difensivi.

L’inchiesta era nata dal lavoro dei sostituti procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Milano, Bruna Albertini e Simona Ferraiuolo. Attraverso una meticolosa attività info-investigativa condotta sul campo dagli uomini della Guardia di Finanza della Compagnia di Magenta, gli inquirenti avevano ravvisato elementi probatori sufficienti per richiedere e ottenere dieci ordinanze di custodia cautelare, delineando un presunto sistema di illegalità diffusa sul territorio.

Tuttavia, la decisione odierna del giudice per l’udienza preliminare spariglia le carte: per tre imputati la competenza passa ufficialmente al Tribunale di Pavia. Un provvedimento che, nei fatti, azzera la posizione dei soggetti stralciati, costringendo l’azione penale a ricominciare interamente daccapo davanti ai magistrati pavesi.

Piena soddisfazione è stata espressa dai difensori dei tre imputati trasferiti a Pavia, gli avvocati Roberto Grittini, Guya Portaluppi e Francesco Paolo Rondena. In particolare, l’avvocato Grittini ha voluto sottolineare la rilevanza della decisione, intravedendo nel cambio di sede un netto ridimensionamento dell’impianto accusatorio originario: “Sarà nostro impegno dimostrare l’infondatezza delle accuse. Il trasferimento del processo a Pavia sfuma e deteriora quello sfondo di criminalità organizzata ed associativa in cui era maturato questo procedimento e consentirà la celebrazione lontana da ombre che, in tutta onestà, a mio avviso non aleggiavano nemmeno prima”.

Il procedimento in questione si intreccia profondamente con le vicende locali e con figure di spicco della cronaca recente. Si tratta dello stesso filone giudiziario in cui era coinvolto l’avvocato Giovanni Bosco, deceduto improvvisamente il 17 aprile 2024 a seguito di un malore fulmineo dopo l’arresto. Secondo le tesi formulate dalla Dda milanese e supportate dagli accertamenti della Guardia di Finanza di Magenta, il legale scomparso era ritenuto la mente di un articolato e milionario sistema di frode fiscale, che si sarebbe avvalso del supporto e della sponda di esponenti direttamente legati a Cosa Nostra. Con lo stralcio verso Pavia, il troncone principale del processo “Bosco” rimasto radicato a Milano riguarderà soltanto una parte ristretta dei coimputati.

I riflessi dell’ordinanza odierna si estendono oltre la provincia pavese, lambendo anche la Toscana. Un altro nome di primo piano emerso dalle pieghe dell’indagine è quello di Tony Carollo, figura nota alle cronache per aver vissuto per lunghi anni ad Albairate e già storicamente condannato nella celebre inchiesta sulla “Duomo Connection”. Carollo era stato localizzato e arrestato nell’aprile del 2024 a Pisa proprio dai finanzieri magentini; per la sua posizione, il giudice milanese ha contestualmente sancito l’incompetenza territoriale a favore del Tribunale di Pisa, frammentando ulteriormente l’originario maxi-procedimento milanese.

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