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Abbiategrasso, processo Hydra: l’opposizione fa fronte comune. “Il Comune escluso non per fatalità, ma per grave negligenza”

Non un semplice comunicato social, destinato a perdersi nel rumore del web, ma una presa di posizione pubblica e corale. I consiglieri di minoranza di Abbiategrasso hanno tracciato una linea netta sulla clamorosa estromissione del Comune dal processo “Hydra” in qualità di parte civile. Per le opposizioni, il teatrino politico e il rimpallo di responsabilità all’interno della maggioranza di centrodestra nascondono una verità lampante: l’amministrazione ha perso il treno del processo per colpa propria.
Ad aprire la conferenza è Carlo Veronelli (presidente della lista civica La Città e avvocato penalista), che smonta la narrazione difensiva della maggioranza analizzando l’ordinanza del tribunale (disponibile in audio su Radio Radicale).

“Il Comune ha sbagliato la qualificazione giuridica, insistendo nel definirsi ‘persona offesa’ anziché ‘soggetto danneggiato dal reato’. Nei reati associativi di stampo mafioso (416 bis), la persona offesa è lo Stato, titolare dell’ordine pubblico. Il Comune poteva invece registrarsi come danneggiato per i danni d’immagine e di tutela del territorio”.

Questo errore formale ha determinato il ritardo fatale. Mentre la persona offesa riceve una notifica automatica, i soggetti danneggiati devono muoversi autonomamente per tempo. L’udienza preliminare è iniziata più di un anno fa e l’amministrazione si è svegliata solo a ridosso del processo di merito, sostenendo di non sapere.

“Non è vero che non sapevano”, attacca Veronelli. “Le indagini e le misure cautelari erano su tutti i media nazionali e locali. Non c’è stata alcuna causa di forza maggiore, ma una negligenza aggravata dal fatto che noi dell’opposizione, insieme a Libera e Avviso Pubblico, avevamo sollecitato la giunta a muoversi tempestivamente già nella primavera dell’anno scorso”.
Il capogruppo del Partito Democratico, Andrei Lacanu, sposta il focus sulle pesanti frizioni interne al centrodestra, respingendo i tentativi di scaricare le colpe sulle minoranze.

“È aberrante che si cerchi di addossare a noi questo corto circuito”, dichiara Lacanu. “La giunta ha scelto deliberatamente di tergiversare. Oggi assistiamo a Forza Italia che, pur esprimendo il sindaco e avendo votato a favore della costituzione di parte civile sia in giunta che in consiglio, fa un comunicato stampa al vetriolo contro Abbiategrasso Merita, la forza maggioritaria della coalizione. Se ci sono beghe interne, le risolvano tra loro”.

Lacanu lancia poi un duro affondo al consigliere Catania: “Per mesi ci ha accusato di essere manettari e seminatori di sospetto per via del suo doppio ruolo di consigliere e avvocato difensore di un indagato nel processo. Salvo poi darci ragione uscendo dall’aula durante il voto del 28 maggio. Da legale, non può non comprendere la differenza tecnica che ha causato l’estromissione del Comune”.
Sul comunicato diffuso dal sindaco Cesare Nai, che ha ribadito la linea garantista in attesa delle sentenze definitive, la minoranza si mostra inflessibile. Sempre Veronelli definisce la posizione del primo cittadino “più che pilatesca”:

“Nessuno mette in dubbio la presunzione di innocenza. Ma se un Comune avvia un’azione civile per chiedere i danni a qualcuno perché si ritiene leso, non può il giorno dopo dire ‘però forse hanno ragione loro’. È un controsenso logico”. La radice del problema, secondo l’opposizione, è la mancata presa di coscienza iniziale della gravità dell’inchiesta “Hydra”. Veronelli ricorda l’episodio in cui il sindaco andò a fare da “paciere” a domicilio tra il presunto boss Errante Parrino e un funzionario comunale minacciato: “Un comportamento istituzionale totalmente improvvido, immortalato dalle carte dell’Antimafia, che ha trascinato la città nel fango mediatico e causato un enorme danno d’immagine”.
A rincarare la dose Lacanu sposta l’attenzione su una vicenda amministrativa dai contorni opachi legata ai fatti del processo: la concessione del rinnovo del dehors al bar Las Vegas (poi colpito da interdittiva antimafia della Prefettura e chiuso definitivamente nel marzo 2024).

“Nessuno ha mai spiegato perché, a ottobre 2023, con l’indagine ormai di pubblico dominio, la giunta a dicembre abbia deciso di rinnovare quello spazio”, incalza. “La richiesta pendeva dal 2020, non c’erano urgenze tecniche. Una precauzione politica e istituzionale era doverosa. Perché hanno votato sì, con la sola eccezione dell’assessore Bonomi che è uscita dall’aula? A questa domanda la maggioranza non ha mai risposto”.

I consiglieri, insieme ad Andrea Sfondrini e Alberto Fossati, ribadiscono la natura della battaglia delle minoranze, distaccandola dalle sentenze dei tribunali.

“Il nostro è un giudizio politico, non giudiziario: la magistratura farà il suo corso. Il punto focale resta l’inadeguatezza del comportamento del sindaco”, concludono. “Noi abbiamo votato a favore della costituzione di parte civile perché crediamo fermamente nella tutela della città. Quello a cui assistiamo oggi è solo un teatrino politico tutto interno alla maggioranza, fatto di rancori e battaglie personali che stanno immobilizzando Abbiategrasso di fronte a un tema delicato come la legalità”.

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