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Il 25 Aprile nei paesi della riva sinistra del Ticino

Luisa Vignati ha citato i nomi dei partigiani che parteciparono alla ‘guerra di liberazione’, i ‘caduti’ dei vari paesi

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Il 25 aprile nei nostri paesi è stato raccontato da Luisa Vignati e da Giuseppe Leoni nell’aula consiliare del palazzo comunale il 23 aprile. L’anno horribilis – ha detto Giuseppe Leoni – è stato il 1944 quando arrivarono i tedeschi nei nostri paesi con l’obiettivo di realizzare una seconda linea gotica. Prima di allora la linea Gustav(1943), linea fortificata tedesca, aveva ceduto (grazie ai polacchi) negli scontri di Montecassino, poi toccò alla prima linea gotica (1944) e, infine, i tedeschi avrebbero voluto realizzare una ‘seconda linea gotica’, ma non riuscirono nel loro intento. Per fortuna, in quanto si core il rischio che i nostri paesi diventassero campo di battaglia.

Nell’estate 1944 i tedeschi arrivarono a Turbigo (dove realizzarono la mensa e un piccolo ospedale da campo), ma anche a Robecchetto con Induno (150), Castano Primo, con lo scopo precipuo di realizzare trincee, camminamenti, piazzole e opere difensive sulla riva sinistra del Ticino, dopo aver liberato dalla vegetazione la riva destra. Alcune casematte, bunker, postazioni per mitragliatrici sono tracce ancora presenti nei nostri boschi.

Luisa Vignati ha citato i nomi dei partigiani che parteciparono alla ‘guerra di liberazione’, i ‘caduti’ dei vari paesi: quelli di Cuggiono alla cascina Leopoldina; a Robecco sul Naviglio, 8 partigiani fucilati in piazza; a Castano, quattro partigiani fucilati accanto al muro del cimitero e tanti altri che persero la vita nei tanti scontri (Arona).

Poi la vicenda della brigata nera ‘Ettore Muti’ che, proveniente dalla Val d’Ossola, arrivò a Turbigo nel giorno della smobilitazione dei tedeschi (26 aprile). La brigata era costituita da 159 uomini (all’inizio erano in 500) che si era acquartierata alle Cave Seratoni non sapendo dove andare. La resa fu possibile grazie all’opera di alcuni partigiani (Luigi Ronchi, Felice Colombo e Giuliano Vescovo della brigata ‘Gasparotto’ di Cuggiono.

Infine, le vicende del ‘Sangue dei Vinti’: Il 26 aprile fu ucciso a Legnano un ventenne turbighese (Perotta) colpevole solo di essere stato un ‘repubblichino’; a Galliate le figlie del podestà Ugazio furono rapite, violentate e seppellite vive…
Il 29 aprile arrivano gli americani.

ALCUNE STORIE DEL TEMPO RACCONTATE NELLA SERATA CASTANESE
Tempo fa un milanese, tale Gualtiero, venne a Turbigo in cerca delle proprie origini. Aveva trovato nel libretto di lavoro della mamma – appena defunta – l’indicazione che aveva servito nella Mensa Ufficiali tedesca di Turbigo. Lui, orfano di padre, tenuto all’oscuro della storia giovanile della madre, dedusse che il padre potesse essere un tedesco.
I DE CRISTOFORIS-GRAY: fascisti e antifascisti. L’Amministrazione Comunale di Turbigo ha denominato, l’8 febbraio 2007, una via a Ezio Maria Gray, gerarca fascista.
Il nipote Silvano (1917-1943) era, invece, un ufficiale dei Lancieri di Montebello – divisione Ariete, fedele al Re che, dopo l’8 settembre 1943, schierò i suoi uomini contro l’occupazione tedesca e fu ucciso a Porta San Paolo a Roma.
Un altro nipote Filippo Maria Gray de Cristoforis, (1922-1996 si arruolò tra i partigiani della ‘Valtoce’, col nome di battaglia di ‘Azzurro’. La scelta di entrambi i fratelli (Filippo e Silvano) fu tanto più coraggiosa se si pensa che lo zio era il gerarca fascista Ezio Maria Gray già membro del Gran Consiglio del Fascismo, vice Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni fino al luglio 1943. Un rapporto parentale che gli salvò la vita.
Infatti, da un incontro avuto nel novembre 2012 con il figlio Tomaso (1957) abbiamo saputo che Filippo era Commissario politico della divisione Alfredo Di Dio, perciò in possesso del certificato di Patriota di Alexander. Dice il figlio: “Arrestato nel ’44 vicino alla piscina Cozzi di Milano, era in possesso delle mappe del previsto lancio degli alleati (Piedimulera) che comprendeva anche il famoso bidone rosso con i soldi: ‘Se non parli ti portiamo a Villa Trieste e ti facciamo la pelle!’, dissero i fascisti. A questo punto a Filippo non rimaneva altro che dire: “Sono il nipote di Ezio Maria Gray!”. I Repubblichini telefonarono a Roma, rintracciarono il gerarca fascista al quale non rimase che dire che si trattava di un nipote ‘birichino’. A quel tempo Ezio Maria Gray comandava gli alpini della Divisione ‘Monterosa’ della Rsi, fondata a Macugnaga.

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