L’intesa preliminare annunciata il 14 giugno 2026 chiude oltre cento giorni di conflitto tra Stati Uniti e Iran. La firma ufficiale è attesa per il 19 giugno in Svizzera. L’accordo riapre lo Stretto di Hormuz e riporta sui mercati energetici globali un’attesa distensione, con i primi effetti già visibili su petrolio e gas.
L’intesa che ferma il conflitto
Il presidente statunitense ha annunciato l’accordo preliminare con un messaggio diretto ai mercati, «Let the oil flow!», segnalando l’intenzione di riportare rapidamente alla normalità i flussi energetici. La firma definitiva è fissata per il 19 giugno 2026 in territorio svizzero.
Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, come confermato anche dal primo ministro pakistano, coinvolto nella mediazione. Il conflitto si era protratto per oltre cento giorni.
Tra le disposizioni principali figura la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo, snodo cruciale attraverso cui transita una quota rilevante del greggio e del gas naturale liquefatto mondiale. La misura rimuove uno dei principali fattori di rischio geopolitico per l’approvvigionamento energetico internazionale.
Petrolio e gas in calo sui mercati
La reazione dei mercati è stata immediata. Il Brent è sceso a 83 dollari al barile, il valore più basso degli ultimi due mesi, mentre il West Texas Intermediate è arretrato a 80 dollari al barile. Il calo riflette l’attesa di un ritorno graduale del greggio sui circuiti internazionali.
Anche il gas europeo ha registrato un ribasso, scendendo sotto i 43 euro per megawattora dai 44 precedenti, il livello più contenuto delle ultime cinque settimane. Le quotazioni restano comunque superiori alle medie registrate prima dell’inizio del conflitto.
Il rientro delle tensioni allenta la pressione sulla produzione, che prima dell’accordo puntava a un obiettivo di venti milioni di barili al giorno. La riapertura delle rotte commerciali contribuisce a normalizzare le aspettative degli operatori sull’offerta disponibile.
Le prospettive di ripresa e il nodo europeo
Secondo l’analisi della società di consulenza Wood Mackenzie, la produzione petrolifera potrebbe recuperare il 70 per cento della capacità entro tre mesi e il 90 per cento entro sei mesi dalla firma dell’accordo, segnando un rientro più rapido delle attese iniziali.
Per il gas naturale liquefatto si ipotizza un riavvio degli impianti già a luglio 2026, con un ritorno alla piena capacità produttiva entro il 2027. Nello scenario più favorevole, i prezzi del gas potrebbero dimezzarsi entro il 2031.
Resta aperto il fronte politico europeo. La presidente della Commissione ha osservato come «ancora una volta la dipendenza energetica sia stata trasformata in un’arma», rilanciando il dibattito sulla diversificazione delle fonti e sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici del continente nel medio periodo.
Fonte: papernest.it











