Faceva pagare 7mila euro a
stranieri per venire a lavorare in Italia, sfruttando in maniera
illecita le norme del decreto flussi ma poi, chi versava il
denaro, finiva a lavorare “in nero”, sfruttato, nel settore
edile. A mettere fine alla truffa sono stati i carabinieri del
Nucleo ispettorato del lavoro (Nil) di Novara.
Le indagini su un presunto sistema d’ingresso e sfruttamento
in Italia di lavoratori stranieri riguardano l’ipotesi di reati
di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e truffa.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, un uomo, residente nel
Novarese, avrebbe attivato procedure d’ingresso formalmente
riconducibili al decreto flussi, prospettando a cittadini
stranieri la possibilità di entrare e permanere regolarmente in
Italia, e di ottenere un’occupazione lavorativa. Il meccanismo
sarebbe stato accompagnato dal presunto co-pagamento di somme di
denaro pari a circa 7.000 euro ciascuno da parte di almeno tre
cittadini di nazionalità extracomunitarie.
Secondo gli investigatori, una volta giunti in Italia, i
lavoratori sarebbero stati impiegati “in nero” all’interno di
un’impresa edile, in condizioni di sfruttamento lavorativo e in
violazione delle norme poste a tutela della salute e della
sicurezza nei luoghi di lavoro.
Sono state contestate violazioni
legate all’impiego di lavoratori stranieri privi di regolare
titolo di soggiorno, oltre a violazioni in materia di salute e
sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare riferimento alla
mancata formazione dei lavoratori e alla mancata sottoposizione
degli stessi alla prescritta visita medica preventiva. Il valore
delle ammende e delle sanzioni amministrative contestate a un
uomo di nazionalità straniera, è complessivamente di oltre
32.000 euro.
















