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Tra Geopolitica e urne: l’ombra del conflitto in Iran sul referendum della Giustizia

Il rincaro dei carburanti e l'instabilità in Medio Oriente con la guerra di Trump e Netanyahu rischiano di trasformare il voto del 22 e 23 marzo in un test di tenuta sociale, allontanando l'attenzione dai temi tecnici e di peso della riforma. Ma sarebbe un errore

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Mentre il nostro Paese si prepara ad aprire i seggi per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia (separazione delle carriere, nuovi CSM e Alta Corte), in programma domenica e lunedì prossimo, il contesto internazionale sta cambiando bruscamente le priorità dei cittadini.

Il conflitto in Iran fortemente voluto da Benjamin Netanyahu e da Donald Trump – che sta facendo esattamente il contrario di quello che aveva detto in apertura del suo mandato, ovvero, ispirarsi alla dottrina formulata nel 1823 dall’allora presidente USA James Monroe (Dottrina Monroe) – non è più solo una notizia da cronaca estera, ma una realtà che pulsa nei portafogli degli italiani attraverso lo schizzare dei prezzi alla pompa.

Con il petrolio che ha superato la soglia dei 100 dollari al barile e la benzina che in alcune zone sfiora prezzi record, il clima psicologico dell’elettore è profondamente mutato. Tant’è che malgrado ogni sera in tivvù si parli di Referendum, in realtà, quando si affronta l’argomento con l’uomo della strada si capisce che oggi le preoccupazioni delle famiglie italiane sono ben altre.

D’altronde, la guerra all’Impero del Male delle Guardie della Rivoluzione, benché quanto mai legittima da un punto di vista sostanziale, lo è molto di meno per le modalità con cui USA & Israele hanno agito. Nessuna condivisione e nessun coinvolgimento degli Alleati che in pratica hanno saputo tutto a cose fatte.

Del resto, la vicenda del nostro Ministro Crosetto rimasto bloccato a Dubai, per certi versi, oltre che paradigmatica del ‘peso specifico’ in politica estera di tutta l’Europa è senz’altro grottesca.

E bene hanno fatto sia la Presidente Meloni e più ancora lo stesso Crosetto nel meeting preparatorio alla riunione del Consiglio Europeo a ribadire un certo fastidio per come di fatto siamo stati trattati dall’alleato americano. Con un Trump che per ripicca ha sentenziato che si ‘ricorderà degli alleati europei che non sono scesi in campo’…

La guerra perciò rischia di trasformarsi in un’arma di distrazione di massa per quelli del NO e, quindi, il rischio astensionismo è fondato. Anche se – questo è fondamentale rimarcalo – la consultazione di domenica e lunedì non prevede il quorum, ergo basta una scheda in più per vincere.

Certo come detto lo scenario non è semplice: si vota per cambiare l’architettura dei poteri dello Stato — un atto di portata storica — ma lo si fa in una settimana in cui l’attenzione è monopolizzata dallo Stretto di Hormuz e dai tabelloni luminosi dei benzinai.

In questi ultimi giorni sarà essenziale capire quanto la riforma della Magistratura – peraltro il tema è quanto mai di peso perché ad ognuno di noi può capitare di finire di cadere in questo ingranaggio che se non oliato al meglio può rivelarsi una trappola mortale – sia percepita dalla ‘pancia’ dei cittadini.

Il risultato potrebbe allora dipendere molto da quanto il “rumore” del conflitto e il peso del carovita influenzeranno la mano di chi entrerà in cabina elettorale.

Ma lasciatecelo dire: sarebbe un po’ come il marito cornuto che per fare torto alla moglie si taglia i gioielli di famiglia. Perché votare NO per fare un dispetto al Governo francamente non avrebbe davvero alcun senso.

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