Dopo un lungo interrogatorio in Questura un 16enne di origine egiziane è stato fermato con l’accusa di essere il responsabile dell’omicidio di Gabriele Vaccaro, il ragazzo di 25 anni che nella notte tra sabato e domenica è morto a causa di una ferita al collo.
Il colpo che gli è stato letale è stato sferrato da un cacciavite. Così per il povero ragazzo di origini agrigentine salito al Nord per lavorare, non c’è stato più nulla da fare.
Ripartiamo dalla fredda cronaca dei fatti che stanno andando ora dopo ora chiarendosi per provare ad elaborare alcune riflessioni attorno all’ennesimo omicidio che vede coinvolto un giovanissimo.
La cosa più grave riguarda l’utilizzo ormai indiscriminato delle cosiddette ‘armi bianche’. Che sia un coltello, un taglierino o come in questo caso, parrebbe essere un cacciavite, la sostanza non cambia.
Tempo fa (anzi molto tempo fa per i nostri lettori più giovani) il movimento ultras – su proposta della curva atalantina – coniò un motto poi divenuto celebre ‘Basta lame, basta infami’ – che a distanza di oltre trent’anni sta acquistando una incredibile (e per nulla piacevole) attualità anche e soprattutto fuori dai tanti bistrattati – dall’opinione pubblica – ambienti da stadio.
Occorre fare un passo indietro per contestualizzare quella che divenne una mozione d’ordine proposta dai tifosi della ‘Dea’ per quello che per il mondo ultras fu uno dei momenti più difficili.
Siamo nel 1995 e il calcio il 29 gennaio si ferma per l’omicidio di ‘Spagna’ Claudio Spagnolo tifoso genoano ucciso con una coltellata da S.B. all’epoca giovanissimo tifoso milanista, facente parte del cosiddetto “Gruppo del Barbour”. Tutto avviene in un movimentatissimo prepartita.
La gara inizia in un clima surreale, ma appena si diffonde sugli spalti la notizia del ferimento a morte del tifoso genoano, i due capitani decidono che non si deve giustamente giocare. Per una domenica, quella successiva, tutto il campionato si fermerà. E ne farà seguito una sorta di raduno nazionale svoltosi ai primi di febbraio di tutto il movimento ultras.
I ‘vecchi’ che hanno sempre avuto un codice d’onore – del tipo mai toccar bambini e donne in una rissa, così come se si combatte a mani nude così deve esser da ambo le parti, oppure, mai toccare chi finisce a terra – si sentono ormai ‘sopraffatti’ dalle nuove generazioni che non conoscono queste regole d’ingaggio basilari, ma peggio ancora non si rendono nemmeno conto delle conseguenze letali che può provocare l’utilizzo di certi ‘arnesi’…
Abbiamo voluto fare questo inframezzo che riguarda la storia delle tifoserie – del resto lo stadio anche per quelli che hanno la ‘puzza sotto il naso’ altro non è che la metafora di vita, la curva è l’esperimento interclassista meglio riuscito, perché ci trovi fianco a fianco dall’avvocato, all’operaio, sino al (si capita che ci siano anche questi …) pregiudicato, tutti uniti da una medesima fede e, soprattutto, all’interno di un territorio che è sempre stato considerato ‘di mezzo’ e dove debbono vigere, comunque, regole di comportamento ben precise – perché crediamo che quanto sta accadendo in quest’ultimo periodo, oltre ad evidenziare un enorme problema educativo a livello giovanile, denota come in questa società ormai si vada verso un imbarbarimento senza precedenti.
Dunque, ‘Basta lame, basta infami’ messaggio chiaro e forte coniato dal ‘Bocia’ – allora figura mitologica all’interno della curva bergamasca – oggi dovrebbe essere riattualizzato e rilanciato con forza all’interno di ogni contesto sociale. A cominciare dalla scuola. Sembra un paradosso ma così non è.
Perché i ragazzini vanno a scuola con il coltello. Non lo diciamo noi, lo dicono svariate inchieste e statistiche.
Andando al di là del caso di Pavia ormai sono ripetute queste situazioni in cui questa “bomba educativa” deflagra in tutta la sua violenza e pericolosità.
Potremmo riportare il caso della Prof.ssa di Trescore Balneario accoltellata da un 13 enne, o l’episodio della barbara uccisione di un papà davanti al figlio.
In quel caso il povero Giacomo Bongiorni è stato ammazzato da un 17 enne e pare che il branco si sia poi accanito sull’uomo ormai a terra esanime. Un’immagine terribile che il figlioletto si porterà con sé per tutta la vita.
Ce n’è abbastanza per affermare che abbiamo ormai superato il punto di non ritorno. Le scazzottate dento e fuori dai locali, purtroppo, ci sono sempre state. Ma tutto finiva, appunto, magari con qualche occhio malconcio. Si badi la violenza va sempre e comunque condannata.
Ma come abbiamo scritto sopra c’erano dei valori che venivano condivisi anche da quelli che venivano considerati dei soggetti ‘poco raccomandabili’….o più semplicemente, dei balordi.
Oggi l’ennesima vicenda di sangue aggravata dai futili motivi – nel caso di Pavia sembra per un apprezzamento di troppo fatto ad una ragazza – non ci può lasciare impassibili.
Soprattutto chi come il sottoscritto ha ormai superato gli anta (50) e ha conosciuto una realtà milanese all’epoca del liceo e dell’università dove c’erano opposte fazioni e zone di Milano – sì perché alla fine degli anni ’80 e nei primi anni ’90 c’era ancora qualche lascito dei terribili anni ’70 – dove bastava un certo look per essere inquadrati in un modo o nell’altro, anche sei magari ti stavi facendo gli affari tuoi.
Eppure, violenze mortali scatenate per ragioni così banali ma soprattutto con protagonisti adolescenti, erano un fenomeno praticamente sconosciuto.
Allora è il caso di fermarsi sul serio un attimo e comprendere la gravità storica del momento.
Non ci sono più zone sicure, oggi basta un’occhiataccia di troppo o una discussione ad un semaforo per provocare qualcosa d’irreparabile. E allora ‘Basta lame, basta infami’ non è solo un messaggio che può apparire oggi quasi paradossale. Al contrario, è l’abc da cui dobbiamo ripartire.
Perchè quando una società ha toccato il fondo nel suo essere comunità, nel suo idem sentire relazionale e valoriale, occorre ricostruire mattone su mattone. Perchè attenzione, come diceva quel tale, toccato il fondo si può sempre iniziare a scavare.















