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Riso a fine campagna tra cali di prezzo fino al 60% e vendite rallentate

Bmti, vendite rallentate e cresce la concorrenza estera

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Si avvia alla conclusione nella
provincia pavese l’annata risicola in un contesto di crescente
incertezza, in un mercato segnato cali di prezzo a doppia cifra
fino al 60%, vendite rallentate e crescita della concorrenza
estera. E’ il quadro che emerge dall’analisi realizzata dalla
Camera di commercio di Cremona – Mantova – Pavia con il supporto
di Bmti.

In particolare, le difficoltà del mercato si sono
tradotte, a partire da aprile, in cali diffusi per i prezzi
delle principali varietà di risone. Sulla piazza di Mortara, in
particolare, a metà giugno il calo rispetto allo stesso periodo
del 2025 per il risone Vialone Nano è del 60%, mentre per il le
varietà Baldo e Sant’Andrea sono rispettivamente del 48% e del
61%. Le riduzioni hanno interessato anche l’Arborio e il
Carnaroli che, nell’arco di dodici mesi, hanno perso il 31% e il
27%. Per il Lungo B, varietà esposta alla concorrenza dei risi
asiatici, il ribasso annuo supera il -40%. Un’annata
caratterizzata anche per il rallentamento dei trasferimenti di
risone verso l’industria: al 16 giugno, il tasso di collocamento
rispetto alle disponibilità vendibili è stato del 78,6%,
inferiore a quello della campagna 2024/25 (84,7%).

Parallelamente, si osserva un aumento delle giacenze.
Sul versante degli scambi con l’estero, nel primo trimestre
le esportazioni sono scese delll’8,8% in volume su base annua,
mentre le importazioni risultano in crescita (+29,1%), sostenute
da risone (+86%) e riso lavorato (+41%). In questo contesto, il
saldo della bilancia commerciale si mantiene comunque positivo,
anche se ridimensionato in valore a circa 350 milioni di euro
(dai quasi 400 milioni del primo trimestre 2025).

Crescono del 13,7% gli acquisti dell’Unione Europea di riso lavorato tra
settembre 2025 e maggio 2026 rispetto allo stesso periodo della
scorsa campagna; tendenza che si osserva anche in Italia dove
l’aumento dell’import è stato del +40,6%, con Pakistan (32% del
totale), Thailandia (26%) e Cambogia (19%).

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