Il primo Legnano Pride deve ancora andare in scena, ma a poche settimane dalla manifestazione il confronto politico è già entrato nel vivo. Al centro della discussione non c’è soltanto l’organizzazione del corteo del 13 settembre, ma soprattutto la scelta degli organizzatori di utilizzare il Guerriero di Legnano, storico simbolo della città, reinterpretandolo con i colori arcobaleno.
Una scelta che ha provocato la reazione di Fratelli d’Italia e di Lealtà Azione e che ha aperto un confronto diretto con il sindaco Lorenzo Radice.
A intervenire nuovamente sulla questione è Mario Almici, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, che replica al primo cittadino mettendo in chiaro quello che considera il punto centrale della sua posizione: il diritto di manifestare non è in discussione, mentre il patrocinio dell’Amministrazione comunale è una scelta politica e istituzionale.
«Se fossi diventato Sindaco – spiega Almici – non avrei mai impedito l’organizzazione della manifestazione. Il diritto di manifestare, nel rispetto delle leggi e delle regole, non è in discussione».
Diverso, però, il discorso sul patrocinio. Almici sostiene che, prima di concederlo, avrebbe voluto incontrare gli organizzatori, conoscere nel dettaglio programma, contenuti, modalità e messaggi dell’iniziativa e quindi valutare se associare o meno il nome dell’istituzione comunale alla manifestazione.
«Consentire una manifestazione e patrocinarla sono due cose profondamente diverse», sottolinea il capogruppo di FdI. «Il patrocinio significa associare l’istituzione a un’iniziativa e, proprio per questo, ritengo debba essere valutato con attenzione».
Ma il nodo più politico rimane quello del Guerriero. Almici non contesta la possibilità di manifestare, ma la scelta di collocare proprio il monumento simbolo di Legnano al centro della comunicazione del Pride.
«Personalmente non avrei condiviso la scelta di partire proprio dal monumento del Guerriero di Legnano, simbolo della nostra storia e dell’identità cittadina», afferma, precisando che avrebbe preferito una diversa collocazione «senza comprimere il diritto di nessuno a manifestare».
Il sindaco Radice aveva rivendicato il fatto che il Guerriero appartenga a tutta la città. Ed è proprio da questa affermazione che Almici parte per ribadire la propria posizione: «Esattamente. Proprio perché appartiene a tutti, è legittimo domandarsi se sia opportuno utilizzarlo per identificare una manifestazione che porta con sé contenuti e rivendicazioni sui quali esistono nella nostra comunità sensibilità e opinioni profondamente differenti».
Il capogruppo di Fratelli d’Italia rivendica quindi apertamente una posizione diversa rispetto alla sinistra sul Pride, separando però il piano del rispetto delle persone e dei diritti da quello dell’adesione politica alle battaglie della manifestazione.
«Rispettare le persone e i loro diritti non significa dover condividere ogni battaglia ideologica, né concedere automaticamente il sostegno delle istituzioni», sostiene Almici. E conclude: «Da uomo di destra credo che le istituzioni debbano garantire i diritti di tutti, certamente, ma debbano anche saper custodire la storia, i simboli e l’identità della propria comunità».
Una posizione che trova una sponda ancora più dura nel documento diffuso da Lealtà Azione Legnano, significativamente intitolato “Giù le mani dal Guerriero di Legnano”.
Il movimento contesta direttamente la scelta degli organizzatori del Pride di utilizzare il monumento con i colori arcobaleno per «riprendersi l’identità» della città.
«Riprendersela da chi?», è la domanda provocatoria posta da Lealtà Azione, che rivendica il carattere collettivo e storico del simbolo.
Nel documento viene ricordato anche il significato storico del monumento realizzato da Enrico Butti per commemorare la battaglia del 1176, con il Guerriero rappresentato nell’atto di levare la spada dopo la sconfitta dell’esercito di Federico Barbarossa.
Per Lealtà Azione, dunque, quella spada rappresenta «memoria di coraggio, sacrificio e appartenenza» e non può essere trasformata in un semplice elemento grafico da associare a una specifica battaglia politica o culturale.
Particolarmente duro il giudizio sulla scelta di accostare il Guerriero ai colori del Pride, definita una «banalizzazione irrispettosa della storia legnanese». Anche in questo caso, però, il movimento precisa che la questione non riguarda il diritto di manifestare, bensì l’utilizzo del principale simbolo cittadino.
«La libertà di manifestare non è in discussione», si legge nel documento. «Ma nessuno può impadronirsi del simbolo più solenne della città, ridipingerlo con la propria bandiera e presentare questa appropriazione come inclusione».
Da qui la richiesta rivolta direttamente all’Amministrazione comunale: chiarire se ritenga rispettoso trasformare il monumento dedicato alla battaglia del 1176 nel simbolo pubblicitario del Pride e nel punto di partenza della manifestazione.
Il confronto, insomma, è ormai apertamente politico. Da una parte l’Amministrazione e gli organizzatori del Pride rivendicano il carattere inclusivo della manifestazione e il diritto di ogni cittadino di riconoscersi nei simboli della propria città. Dall’altra, FdI e Lealtà Azione contestano proprio questa reinterpretazione, sostenendo che un simbolo appartenente all’intera comunità non debba essere utilizzato per identificare una singola battaglia culturale o politica.
Il 13 settembre il corteo sfilerà per le strade di Legnano. Ma la vera contesa, almeno per ora, rimane quella attorno al Guerriero: chiunque abbia una posizione sul Pride può manifestare le proprie idee, ma può un simbolo storico della città essere reinterpretato e utilizzato come immagine ufficiale di una manifestazione senza che questo diventi a sua volta una scelta politica?
È la domanda sulla quale, a Legnano, il confronto è appena cominciato.












