Non sono stati tenuti dagli agenti
di polizia locale di MILANO ma restituiti dopo l’operazione
sotto copertura in cui sono stati trovati i 1.450 euro al centro
dell’inchiesta per cui cinque vigili sono finiti a San Vittore
con l’accusa di peculato, falso ideologico e arresto illegale.
È la ricostruzione contenuta nella memoria presentata
dall’avvocato Giovanni Briola al Tribunale del Riesame per
Mattia Rignanese, l’agente della Polizia Locale di MILANO
arrestato nell’inchiesta che lo vede indagato con altri quattro
colleghi per peculato, falso ideologico e arresto illegale.
Secondo la difesa, la somma necessaria per l’acquisto dello
stupefacente era stata messa a disposizione da un informatore
della Polizia Locale attraverso un altro soggetto, che prima
dell’operazione aveva consegnato 1.500 euro alla donna
incaricata di effettuare materialmente l’acquisto.
La donna
avrebbe poi consegnato i 1.500 euro al presunto spacciatore,
ricevendo 50 euro di resto. Da qui i 1.450 euro contestati
nell’imputazione.
Ma, secondo la ricostruzione difensiva, il denaro sarebbe
stato poi restituito. La donna, si legge ancora nella memoria,
ha dichiarato che, conclusa l’operazione e prima di essere
accompagnata a casa, “le venne riconsegnata l’intera provvista
da 1.500 euro” e che, una volta rientrata, provvide a
restituirla a chi gliel’aveva messa a disposizione. Viene
sottolineato inoltre che la ricostruzione sarebbe supportata da
messaggi vocali WhatsApp acquisiti nelle investigazioni
difensive. “Quel denaro non costituiva una somma estranea
all’operazione successivamente rinvenuta dagli agenti, ma
rappresentava la provvista precedentemente consegnata
all’agevolatrice proprio per consentire la cessione
controllata”, sostiene la difesa.
Alla luce di questi elementi, secondo il legale, viene messa
in discussione la stessa ipotesi di appropriazione contestata a
Rignanese per il denaro.












