La vicenda degli ibis sacri di Novara e i contestati interventi della Polizia Provinciale finiscono in Parlamento.
Eleonora Evi, deputata del Partito Democratico, da sempre attiva sul fronte della salvaguardia dell’ambiente e degli animali, dopo aver letto gli articoli usciti nei giorni scorsi su Malpensa24, il nostro sito partner edito dal GRUPPO ISENI EDITORI, presenterà una interrogazione parlamentare per provare a fare chiarezza.
«Qualcosa di incredibile e vergognoso»
«Quello che sta accadendo a Novara – dice la parlamentare milanese – è qualcosa di incredibile e vergognoso, un modo barbaro e medievale, con tutto il rispetto per il medioevo, di affrontare una situazione del genere. Cose di questo tipo nel 2026 non sono più né giustificabili né ammissibili né comprensibili».
«Ritengo grave – aggiunge Evi – anche il comportamento delle forze dell’ordine che tentano di vietare alla cittadinanza di fare foto: si tratta di misure da regime»
Il caso scientifico e la “fake news” storica
Intanto in città gli approfondimenti sul tema proposti dal nostro giornale stanno innescando un dibattito che gradualmente e almeno in qualche caso, sta uscendo dallo scontro di tifoserie contrapposte, per entrare nel merito.
Chi plaude al “pugno di ferro” usato dalla Provincia, lo fa sulla base di un fondamento: essendo l’ibis una specie alloctona e opportunista, viene descritto come una seria minaccia per la biodiversità e per la sopravvivenza di specie autoctone, in particolare le sterne.
Tuttavia, la base scientifica che ha dato il via a questa “guerra” che va ben oltre i confini di Novara, appare quantomeno controversa.
Tutto nasce da un rapporto francese del 2004 relativo alla zona di Noirmoutier, in cui si denunciava la predazione di nidi da parte degli Ibis. Come fa notare la comunità scientifica più critica, i promotori dell’eradicazione omisero un dettaglio fondamentale nel documento ufficiale dell’Accademia delle Scienze: la colonia di sterne era stata in realtà precedentemente devastata da una volpe.
Gli Ibis sacri si erano limitati a consumare, in modo opportunistico, i resti delle uova lasciate a terra dal predatore. Nonostante l’incompletezza dell’informazione, quel singolo episodio – risalente a vent’anni fa e mai aggiornato – è diventato il pilastro normativo della linea dura dei piani di eradicamento europei, italiani (Ispra) e in ultimo anche novaresi
“Mancano evidenze, rischio danno economico”
Roberta Castiglioni – la massima esperta italiana di ibis che Malpensa24 ha intervistato ieri – definisce la decisione di eradicare la specie con la forza «come minimo discutibile» per la totale assenza di riscontri scientifici attuali.
«L’ISPRA si basa sul principio di precauzione, ma di fatto siamo in assenza di dati e di evidenze scientifiche — spiega l’etologa —. L’Ibis sacro si nutre principalmente di invertebrati, come il gambero della Louisiana, e la struttura morbida del suo becco non gli permette di colpire come un normale predatore».
Oltre alla questione etica, la scienziata solleva il problema dell’ingente impatto economico che un piano di abbattimento comporta. Le modalità pratiche dell’eradicazione (uso di armi da fuoco, mobilità dei volatili e la loro riproduzione in garzaie dove vivono anche altre specie protette) rischiano di innescare ripercussioni ambientali imprevedibili e non calcolate.
Il francese Marion: «valutazioni ingigantite»
Gli studi di Castiglioni fanno poi seguito a quelli di Loïc Marion, ecologo ed eminente ricercatore francese che già da anni, con le sue ricerche approfondite sull’Ibis sacro ha ridimensionato l’allarme sull’impatto di questa specie sulla biodiversità.
« L’ibis – spiega Marion – ha un’ampia dieta opportunistica e si nutre prevalentemente di insetti, invertebrati acquatici e pesci. L’impatto sulle specie di uccelli autoctoni e la competizione per i siti di nidificazione sono stati spesso ingigantiti»
Gli scienziati: «sospendere gli abbattimenti»
L’appello che arriva dagli esperti è in sostanza univoco: tutti chiedono rigore scientifico. Che sembra mancare in modo evidente nelle azioni messe in campo a Novara.
Per gli scienziati è indispensabile sospendere i piani di abbattimento in attesa di verifiche e validazioni reali, prima che la situazione venga peggiorata.
Semmai – è l’ulteriore invito che arriva dalla comunità scientifica – è utile ragionare in termini di convivenza, mettendo in atto in ambito urbano azioni efficaci anche sul fronte dell’igiene e della pulizia.
*CONTRIBUTO TRATTO DA MALPENSA 24 SITO PARTNER GRUPPO ISENI EDITORI












