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Disturbi dell’alimentazione, Borghetti e Majorino (Pd): “Avanti con l’approccio integrato”

In Regione il convegno organizzato dai Dem. "Insieme alla Regione per la prevenzione e il monitoraggio sui social"

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“Il problema dei disturbi dell’alimentazione vede crescere i casi, c’è una vera e proprio impennata, per questo è ancora più opportuno occuparsene, perché riguarda i nostri giovani che sono coloro che meritano più attenzione da parte della politica. Invece, mi rendo conto che la politica mette risorse sul mondo degli anziani, ma meno su quello dei giovani mentre dovrebbe occuparsi di più dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, appunto, anche in considerazione dei fenomeni che riguardano la loro salute che sono di difficile gestione da parte di genitori, operatori sanitari e di tutti i servizi che se ne dovrebbero occupare”, lo ha detto Carlo Borghetti, consigliere regionale del Pd, in apertura della seconda edizione dell’incontro ‘Lotta ai disturbi del comportamento alimentare – Confronto tra le regioni italiane’, organizzato dal Gruppo regionale del Pd in collaborazione con i genitori dell’associazione “ilFiloLilla”.

“Dall’ultima edizione sono passati due anni e qualcosa si è mosso nell’opinione pubblica, c’è una consapevolezza maggiore rispetto ai disturbi dell’alimentazione. Intanto, adesso si chiamano disturbi della nutrizione, oltre che dell’alimentazione, e l’attenzione è effettivamente cresciuta, ma questo non vuol dire che è aumentata di pari passo la capacità di risposta al problema. Anzi, si sta verificando un fenomeno preoccupante che è l’abbassarsi dell’età di esordio: addirittura si parla di bambini di 7-8 anni che cominciano a preoccuparsi di cosa mangiano e dell’aspetto fisico. D’altra parte, relegare al capitolo salute mentale tutta questa problematica sarebbe un errore perché coinvolge il mondo dell’alimentazione e tutto il tema degli stili di vita, che va oltre l’aspetto sanitario, e l’approccio deve essere One Health, cioè integrato”, ha aggiunto il consigliere Pd.

“In consiglio regionale, nel 2021, abbiamo approvato una legge che affronta il tema e forse non tutte le aspettative che aveva aperto sono state rispettate, alcune sono proprio ancora da mettere a terra in maniera compiuta. Ma mi piace richiamare in particolare la costituzione di una cabina di regia a cui partecipano le Ats, le Asst e i vari servizi territoriali. Sono poi rappresentati i professionisti che si occupano di disturbi alimentari e i genitori con la loro associazione. Questo organismo ha mosso i primi passi e la Giunta regionale, l’anno scorso, nel 2025, quattro anni dopo l’approvazione della legge, ha fatto una delibera quadro molto importante sui disturbi alimentari che dà indirizzi a Regione su ciò che si deve fare.

Quindi, sulla carta c’è una traccia precisa: la delibera istituisce la Rete lombarda dei disturbi alimentari, definendo servizi ambulatoriali, semiresidenziali, di riabilitazione e anche percorsi d’urgenza quando ci sono casi particolarmente acuti e gravi. Servizi che adesso sono catalogati, c’è una mappatura, in modo che una famiglia o una persona sappiano dove rivolgersi dentro la sanità regionale. La rete è fatta di precisi ruoli e servizi e la parte ambulatoriale è la porta d’accesso su cui dovremo concentrarci. Adesso Regione dovrebbe aumentare l’attenzione, l’ascolto che è prevenzione, e servono luoghi in cui questo venga fatto”, ha detto ancora Borghetti.

“Questa parte di servizi ambulatoriali è quella su cui c’è più bisogno di investire, ma si scontra con tutti i problemi che ha la sanità lombarda, dalla carenza di personale alle risorse. Perché una cosa è abitare a Milano, un’altra vivere nella Bassa Padana o in una valle. Secondo aspetto della delibera, la definizione di Pdta, i Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali: in essi rientrano lo psicologo, il nutrizionista, gli esperti di diete, i terapisti. Certamente è un universo di discipline che si devono parlare tra loro.

Il Pdta prevede l’istituzione di una persona, il Case manager, che diventa un riferimento del paziente e si preoccupa di accompagnarlo nel percorso. Tutto molto bello, ma sempre e solo sulla carta e va implementato: il 30 giugno arrivano gli ultimi fondi istituiti dal Governo dopo varie pressioni, anche da parte del Pd, e questo è un problema molto pratico perché le Asst non sanno se potranno ancora arruolare il personale esterno, ad esempio, contando solo su risorse regionali. Nell’ambito di questa normativa, abbiamo convinto la maggioranza ad approvare un nostro emendamento per fare un progetto di monitoraggio dei social, la cui influenza sui giovani è fondamentale nella gestione del disturbo. Perché se non ci occupiamo della prevenzione non riusciremo mai a sconfiggere questo problema e in questo vanno coinvolte anche le scuole”, ha concluso il dem.

Pierfrancesco Majorino, capogruppo regionale del Pd, ha spiegato come il Gruppo dem sta affrontando i temi della sanità in questi anni: “Anche nel caso dei disturbi alimentari noi proponiamo l’approccio che ha caratterizzato tantissime delle nostre iniziative in questi tre anni: l’idea di una cultura maggiore della prossimità dei servizi che possano accompagnare le persone, sapendo che in questo caso le situazioni sono particolarmente complesse e richiedono un lavoro di carattere preventivo molto importante e significativo”.

“Gli studi del comportamento alimentare non nascono oggi, ma quello che è cambiato è che attraverso i social il bombardamento che arriva ai giovani, con le istituzioni non ancora sufficientemente presenti, è rischiosissimo. Per questo gli interventi sono per loro natura multifattoriali, hanno bisogno di una pluralità di soggetti, di un Case manager per orientare persone, in particolare i giovani e le giovani donne, non sempre consapevoli di essere in una dinamica che può portare alla cronicizzazione della loro condizione.

E questo è un punto cruciale: noi ne discutiamo pensando a fattori riguardanti il peso, i modelli, il modo in cui si mangia, ma non è assolutamente detto e non è dimostrato che le persone maggiormente a rischio abbiano piena consapevolezza di questo, perché il problema non è come sono, ma come si vedono. E poi ci si scontra con il piano di percorso di presa in carico che con le liste d’attesa e i problemi della sanità lombarda non incontra le necessità di chi vi ricorre, perché esiste un problema di effettivo accesso alla cura e di accompagnamento. Perciò, con la legge regionale si è teorizzato il giusto, ma sul piano attuativo siamo ancora in difficoltà”, ha concluso Majorino.

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