Gruppo Iseni Editori

Allarme Takahashia japonica nel Milanese, l’insetto killer assedia anche Magenta. Una residente: “Ma i rami infestati vanno subito smaltiti”

Lasciare a terra i rami potati in questo periodo rischia di trasformarsi in un boomerang. Le larve potrebbero migrare sui fusti sani.

+ Segui Ticino Notizie

Ricevi le notizie prima di tutti e rimani aggiornato su quello che offre il territorio in cui vivi.

Non c’è tregua per il verde pubblico della provincia di Milano. L’ombra della Takahashia japonica, il parassita asiatico che sta colonizzando gli alberi del territorio, si allunga ora con decisione anche su Magenta. A lanciare l’allarme sono i residenti, preoccupati non solo per la salute delle piante, ma anche per le modalità di intervento e contenimento dell’infestazione. L’ultimo avvistamento critico arriva da via Fornaroli, precisamente nello spazio verde situato tra la biblioteca comunale e via Verdi. Una residente ha segnalato la presenza massiccia del parassita sugli alberi della zona, sollevando però un grosso interrogativo sulla gestione dei lavori di manutenzione: “Ieri mattina hanno provveduto a tagliare i rami infestati. Il problema è che la mattina oggi erano ancora lì, abbandonati per terra. Avrebbero dovuto eliminarli e portarli subito lontano per evitare che l’infestazione si propaghi”. Una critica che tocca un punto centrale: la tempestività nello smaltimento dei residui di potatura è infatti cruciale per evitare che le larve migrino su fusti sani.

Ma che cos’è esattamente questo insetto? Si tratta di una specie originaria dell’Asia orientale, appartenente alla famiglia delle Coccidae. Visivamente è inconfondibile: i rami colpiti sembrano quasi addobbati da vistosi anelli bianchi e cotonosi (lunghi dai 4 ai 5 centimetri) che penzolano verso il basso. In Europa ha fatto la sua prima comparsa proprio nel milanese, per l’esattezza a Cerro Maggiore nel 2017. Da quel momento, l’insetto ha iniziato una rapida e silenziosa espansione in tutto l’hinterland.

Come spiegato dagli esperti dell’Ersaf (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste), l’insetto compie una sola generazione all’anno, ma la sua proliferazione è geometrica. Primavera (Aprile-Maggio): Le femmine adulte producono gli ovisacchi bianchi. Ognuno di questi anelli contiene migliaia di uova. Fine Maggio-Giugno: Le uova si schiudono. Le giovani ninfe (neanidi) escono in massa e migrano verso le foglie, posizionandosi sulla pagina inferiore. Lì, pungendo i tessuti della pianta, iniziano a succhiare la linfa vitale. Autunno (Ottobre): Prima della caduta delle foglie, i parassiti tornano sui rami per svernare e ricominciare il ciclo l’anno successivo.

Proprio a causa di questo fitto calendario biologico, lasciare a terra i rami potati in questo periodo rischia di trasformarsi in un boomerang: se le uova o le neanidi sono ancora attive, muovendosi nel raggio di pochi metri possono colonizzare l’erba circostante e risalire sui fusti degli alberi sani vicini. I cittadini chiedono dunque alle autorità locali massima attenzione e protocolli rigidi per fermare l’avanzata di questo ospite indesiderato.

■ Prima Pagina

Ultim'ora

Altre Storie

Pubblicità

Ultim'ora nazionali

Altre Storie

Pubblicità

contenuti dei partner