RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “L’analisi degli atti ufficiali relativi alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) nel territorio milanese offre importanti elementi di riflessione sul ruolo delle istituzioni a tutela della salute pubblica.
Il Comitato per la tutela dell’ambiente e del territorio del Magentino (No Data Center) ha esaminato i documenti ufficiali depositati nell’ambito del procedimento ministeriale per il progetto del Data Center Noovle (Gruppo TIM) a Rozzano, accendendo i riflettori su uno snodo cruciale che rischia di creare un pericoloso precedente per tutti i territori coinvolti da questi insediamenti.
Il contesto della vicenda: lo scontro tra Salute e Burocrazia
Per comprendere la portata del caso, è necessario ricostruire i fatti emersi dai documenti ministeriali: l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), agendo per conto del Ministero dell’Ambiente (MASE), ha formulato una serie di severe prescrizioni a tutela della popolazione di Rozzano. Nello specifico, l’organo scientifico dello Stato ha chiesto alla società proponente di effettuare indagini ecotossicologiche approfondite per verificare i potenziali effetti mutageni delle emissioni dei motori diesel e di presentare uno studio di “giustizia ambientale” per valutare l’impatto socio-economico sui residenti della zona.
A fronte di queste richieste a tutela della salute, la società Noovle ha presentato una formale opposizione tecnico-normativa. La società ha motivato il proprio diniego basandosi sul fatto che l’impianto previsto si colloca al di sotto della soglia dei 300 Megawatt termici complessivi (MWt), parametro oltre il quale le attuali linee guida ministeriali rendono la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) un obbligo automatico. Sfruttando questa zona grigia della normativa, il privato ha respinto le richieste dell’Istituto Superiore di Sanità, ritenendole non obbligatorie per la propria fascia dimensionale.
L’appello formalizzato al Ministero e agli Enti Locali
Di fronte a queste dinamiche, il Comitato lancia un appello formale al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), alla Regione Lombardia, ad ARPA e a tutte le amministrazioni locali interessate dalla proliferazione di queste infrastrutture massive: e’ fondamentale che gli enti titolari del procedimento mantengano la massima fermezza nell’esigere risposte esaustive, per evitare che l’applicazione rigida delle soglie dimensionali escluda analisi sanitarie ritenute necessarie dagli organi scientifici dello Stato.
«Il caso di Rozzano evidenzia l’importanza del ruolo di indirizzo e controllo del Ministero e degli enti di prossimita’. Quando le societa’ scelgono di opporsi alle richieste di approfondimento ecotossicologico basandosi sui minimi di legge o sui confini dei parametri di potenza, riteniamo che spetti all’autorita’ pubblica esercitare la propria discrezionalita’ tecnica per imporre la massima trasparenza a salvaguardia delle comunita’ residenti e degli ecosistemi locali».
Riflessi sul territorio e il caso di Magenta
Questo scenario normativo costituisce un precedente di grande rilievo per tutti i procedimenti in corso nella provincia, compreso quello di Magenta relativo all’area ex Novaceta. Se nel caso di Rozzano la societa’ ha potuto fare leva sulla soglia dei 300 MWt, nel Magentino i parametri tecnici in discussione presso il Ministero descrivono un impianto di scala monumentale, con una potenza termica di progetto pari a 1.099 MWt supportata da 141 motori diesel di emergenza. In presenza di simili volumetrie e carichi emissivi, le tutele e i campionamenti non possono essere in alcun modo ridotti o elusi.
Il Comitato ribadisce che i Comuni e il Ministero possiedono le piene prerogative urbanistiche e giuridiche per condizionare l’efficacia dei piani attuativi e l’approvazione delle varianti ai piani regolatori (PGT).
«Le risposte fornite dai proponenti nei vari procedimenti lombardi confermano che solo un’azione coordinata e rigorosa tra i Ministeri competenti e le amministrazioni locali puo’ garantire il rispetto dei bilanci ambientali. Chiediamo ai decisori politici di non arretrare di fronte alle controdeduzioni dei privati e di pretendere valutazioni tossicologiche, idriche e microclimatiche complete prima di apporre firme su atti irreversibili. Lo sviluppo tecnologico deve rimanere rigidamente vincolato alla tutela della salute e alla salvaguardia del suolo».
La mobilitazione nazionale: i prossimi appuntamenti
La Rete comitati No Data Center ha gia’ fissato due appuntamenti cruciali per portare la protesta fuori dai confini dei singoli comuni:
12 settembre: Manifestazioni in contemporanea nei territori coinvolti, per portare in piazza insieme, le ragioni di chi si oppone a un modello di sviluppo che scarica su territori e comunita’ i costi ambientali e sanitari dell’espansione incontrollata dei data center;
10 ottobre: Manifestazione al Pirellone di Milano, per portare direttamente davanti a Regione Lombardia le stesse ragioni.
Da qui a ottobre la costruzione di questa rete proseguira’ attivamente, comitato dopo comitato, affinché’ la voce dei territori arrivi forte, coordinata e unita alle istituzioni regionali e nazionali”.
https://nodcmxp.blogspot.com/2026/08/comunicato-stampa-il-comitato-per-la.html?m=1












