Una partecipazione straordinaria e tanta preoccupazione. Questo è il clima che si è respirato questa mattina a Magenta, dove un nutrito gruppo di cittadini, residenti e rappresentanti dei comitati locali si è ritrovato in un presidio spontaneo e pacifico davanti ai cancelli dell’area ex Novaceta. Presidio, tra l’altro, presidiato a vista dai Carabinieri giunti in forza. L’obiettivo della protesta è chiaro: esprimere un netto “no” alla possibile realizzazione del nuovo e imponente campus data center proposto da Namira Sgr.
Manuel Vulcano ha sottolineato come la massiccia presenza di questa mattina sia il segnale evidente di una cittadinanza preoccupata e priva di risposte istituzionali. Vulcano ha esposto quattro pesanti carenze istruttorie che, a suo avviso, dovrebbero bloccare l’iter. Anzitutto la rete elettrica inadeguata. Il progetto prevede un prelievo monstre di 360 MW, ma non esiste nel fascicolo alcuno studio che dimostri la reale capacità della rete elettrica locale di sostenere un simile carico. Quindi l’impatto termico. L’impianto prevede un sistema di raffreddamento interamente ad aria, dissipando quasi tutta la potenza in atmosfera. Manca però una valutazione sull’innalzamento delle temperature nelle aree circostanti.
Qualità dell’aria ed emissioni: in un territorio come quello di Magenta, dove la stazione di monitoraggio supera già regolarmente i limiti di PM10, l’introduzione di ben 141 motori diesel di backup rappresenta un rischio che necessita di verifiche indipendenti. Infine scarsi benefici e mancanza di trasparenza. Vulcano ha contestato la narrazione della “conquista economica” sbandierata dall’Amministrazione con tanto di maxi-assegno simbolico da 13milioni di euro per le opere in città e non solo: “Si tratta in larga parte di opere una tantum, mentre le esternalità negative graveranno sul territorio per l’intera vita dell’impianto. Chiediamo che venga reso pubblico il gettito fiscale annuo reale”. Inoltre, è stato ribadito che strutture di questo tipo non creano reali posti di lavoro a lungo termine per il territorio, sorgendo oltretutto a ridosso di case e scuole.
Andrea è un cittadino residente nella vicina via Pacinotti, visibilmente contrariato per la vicinanza dell’opera alle abitazioni (appena 30 metri) e per le problematiche legate ai rumori, alle altezze delle strutture e all’impatto sulla falda acquifera. “Pretendiamo rispetto da chi viene qui a fare business. Noi abbiamo investito le nostre vite in questo quartiere” ha dichiarato il residente, contestando anche la scarsa informazione iniziale da parte del Comune.
Dal presidio è partita ufficialmente l’iniziativa di una petizione popolare rivolta al Sindaco di Magenta, articolata su due richieste fondamentali. Sospendere la firma del piano attuativo entro l’estate, in attesa che si concluda formalmente la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presso il MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), dove sono già state depositate circa 120 osservazioni contrarie. Necessario anche convocare un’assemblea pubblica urgente per mettere a confronto l’Amministrazione e la cittadinanza, informando in modo trasparente l’intera città sulle motivazioni che hanno guidato questa scelta urbanistica.
I promotori della petizione hanno invitato tutti i presenti a organizzarsi per la raccolta firme, con l’intenzione di depositare i moduli in Comune con una consegna collettiva da documentare anche sui canali social.
A surriscaldare ulteriormente gli animi è stata un’indiscrezione dell’ultima ora lanciata durante il presidio: secondo quanto riferito da un cittadino, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) avrebbe emesso un provvedimento sollevando “fortissime criticità” sul progetto, chiedendo integrazioni documentali stringenti, pena il parere non favorevole all’impianto. Un elemento, se confermato dai comitati, che potrebbe cambiare radicalmente le carte in tavola nelle prossime settimane.
La manifestazione si è conclusa pacificamente, sotto lo sguardo attento ma discreto delle forze dell’ordine, con l’impegno dei comitati e dei cittadini a non abbassare la guardia: “Lottiamo per il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti, non permetteremo che questa decisione venga presa a scatola chiusa”, ha affermato l’ambientalista vittuonese Paolo Fagnani.
















