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Roland Garros: alla sagra del ‘ciapa no’ Zverev piega il nostro (eroico e generoso) Cobolli

La finale di Parigi riletta da Teo Parini

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Tocca essere obiettivi e impopolari: una finale di Roland Garros terribile. In ogni caso, complimenti a Sascha Zverev, il vincitore, e a Flavio Cobolli, lo sconfitto di giornata. Hanno dato sicuramente il meglio e, del resto, chi vince ha sempre ragione. Non รจ certo colpa loro se, per i casi della vita, una prova del Grande Slam ha finito per avere un tabellone da ATP 250 giocato tre set su cinque.

Alcaraz che si distrugge il polso abusando di golf e PlayStation, Sinner che finisce cucinato dal caldo e da un avvicinamento folle al momento clou della sua primavera, Djokovic che accusa l’esuberanza di un ventenne di cui sentiremo parlare, Medvedev in versione terza categoria. Giร  il periodo รจ quello che รจ, se poi gli unici depositari di un minimo di qualitร  tennistica non ci sono, il rischio รจ che in Bois de Boulogne vada in scena una partita senza i sacramenti per essere l’epilogo di un Major.

Ma tant’รจ. Dispiace pure un po’, campanilisticamente parlando, perchรฉ il solito Zverev, avvolto da psicodramma tennistico, ha cercato in tutti i modi di non vincere questa partita, con Cobolli al quale sarebbe bastato pochissimo di piรน di cosรฌ per passare all’incasso. Nonostante un inizio di match tremebondo e un’ora e mezza di tennis corto e falloso, da far sembrare l’avversario un colpitore di razza, che non รจ.

Un dato che racconta piรน di mille parole: dopo otto game, il cartellino sommava ventotto errori gratuiti. Uno stillicidio. Ma, come era lecito attendersi, il primo blackout di Zverev ha favorito il rientro nel match dell’azzurro, bravo a capitalizzare il regalo per prendersi il secondo parziale. Gentile, Cobolli, che sotto per quattro giochi a cinque nel terzo ha ben pensato di restituire il favore con tre dritti sparati a casaccio dal 30-0, riportando il tedesco โ€” incredulo โ€” avanti nel computo dei set.

Nella partita del “ciapa no”, come si dice a Milano, l’inizio del parziale numero quattro รจ all’uopo emblematico. Zverev, con tutta l’inerzia del mondo, apre al servizio e per cinque minuti non trova il campo neanche per sbaglio: break subito in un amen. Ma, nella partita tra gentlemen, l’azzurro nel sesto game prima va sotto 0-40, poi Zverev regala tre quindici per la paritร , quindi affossa i due colpi successivi che rimettono l’avversario in carreggiata.

Ma la tiritera dell’orrore non finisce qui, perchรฉ sul tre pari il tedesco gioca l’ennesimo game sciagurato al servizio, che perde, e rimette Cobolli nelle condizioni di fare da lepre. Spettacolo di rara bruttezza, con il numero due del seeding che comincia a vedere il campo avversario piccolo come un francobollo. Tutto giร  visto. Con la faccia di Panatta in tribuna che รจ tutto un programma, si prosegue nel set. C’รจ pure Fognini in visione, che tra i tanti difetti non ha mai avuto quello di giocare cosรฌ male a tennis ma, dicono, a ciascuno l’epoca che si merita, e a lui รจ toccata quella dei giganti.

La velocitร  dello scambio si inabissa e il linguaggio del corpo dei protagonisti รจ quello di chi deve scansare i cattivi presagi dalla mente. Cobolli va a servire per trascinare la contesa al quinto. Zverev, che di indole non lo farebbe manco sotto tortura, spara tre missili,
convinto piรน dalle gambe doloranti che dalla genia tennistica, e trova quello che nel calcio d’antan si chiamava il “gol della domenica”, impattando sul punteggio di cinque pari. Paradosso, ma nemmeno troppo: i crampi gli dettano scelte giuste e paralizzano il suo avversario. Che, anzichรฉ allungare gli scambi, si irrigidisce e cede alla fretta. Fortuna che c’รจ il tie-break.

La partita non sale di qualitร  ma, di pathos, cresce senz’altro e, con il braccino teutonico in modalitร  attivata, nemmeno l’ennesimo nastro che dice malissimo all’italiano lo salva dal disastro. Doppio fallo scontato come la morte e le tasse e Cobolli, nonostante il set point sciupato piรน assurdo degli ultimi cinquant’anni, porta il match al set decisivo, con la sensazione che fisicamente ne possa avere di piรน.

Dai blocchi, perรฒ, esce meglio Zverev che, senza dover faticare piรน di tanto, scappa immediatamente di un break. Killer instinct, questo sconosciuto, sullo stesso campo che non troppo tempo fa vedeva battagliare Wawrinka e Djokovic per la Coppa dei Moschettieri. Ma il “ciapa no” non รจ bello se non c’รจ il doppio fallo sistematico e, dacchรฉ a inizio match Zverev martellava come un ossesso, ora la sua seconda palla sembra un rallenty. Il contro-break, perรฒ, non arriva perchรฉ Cobolli rincorre due palle corte mal fatte e combina due obbrobri in semifotocopia.

Sotto, e non si sa come, per due a zero, l’italiano รจ chiamato a restare in scia, sperando nell’ennesimo regalo. Ma le energie nervose consumate fin qui, da un ragazzo mai cosรฌ avanti in un Major e poco avvezzo al palcoscenico, risultano fatali giร  nel terzo game, dove tre rovesci sbagliati mettono Zverev nelle condizioni di gestire non uno, ma due break di margine. Forse troppo bendidio anche per il tedesco, non propriamente un cuor di leone se si tratta di azzannare la preda morente.

Tensione piรน stanchezza uguale strazio. Subissati da unforced come piovesse, i due giocatori si producono in una sequela di bruttezze sesquipedali, con la palma della peggiore che รจ appannaggio di Cobolli, il quale stupra la preziosa palla-break per rientrare in partita con un paio di smash tremebondi che sono ossigeno puro per uno Zverev stralunato, a fargli un complimento.

Fortunatamente finisce in un amen l’ultimo parziale di una delle finali piรน sconcertanti alle quali si sia assistito sul mattone tritato parigino. Il campione รจ Zverev, che senza i gatti ha finalmente ballato, ma il rimpianto รจ tutto del tennista romano che, a mente fredda, analizzando il match, vedrร  il rammarico schizzare alle stelle.

Come detto all’inizio, chi vince ha ogni ragione. Sperando che giร  da Wimbledon, senza Alcaraz, si possa assistere a spettacoli migliori. Non sarร  difficile.

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