Una piazza Arrigo VII (piazza Mercato) gremita e colorata ha fatto da cornice questa mattina a Magenta per la celebrazione dell’Eid al-Adha, la Festa del Sacrificio, una delle ricorrenze più importanti del calendario islamico. Circa un migliaio di fedeli di tutte le età si sono ritrovati fin dalle prime ore del mattino per un momento di preghiera, riflessione e condivisione che ha saputo unire l’intera comunità.
A fare gli onori di casa è stato Munib Ashfaq, presidente dell’associazione della moschea Abu Bakar. Nel suo discorso iniziale, Ashfaq ha voluto sottolineare con fermezza la natura aperta e inclusiva della giornata, spegnendo sul nascere alcune storiche polemiche: «Ci sono tantissimi fedeli che ci hanno raggiunto, sia maschi che femmine. Ci tengo a sottolinearlo perché tutti gli anni inizia una polemica inutile: come potete vedere, le signore sono qui presenti, non sono recintate e partecipano insieme a tutti gli altri, proprio come vuole la tradizione del profeta Muhammad».
La cerimonia ha visto una fortissima partecipazione della società civile e delle istituzioni magentine, a testimonianza di un legame solido con il territorio. Tra i presenti sono stati ringraziati i consiglieri comunali Enzo Salvaggio (Partito Democratico) e Silvia Minardi (Progetto Magenta), il presidente della Pro Loco Pietro Pierrettori, Mariangela Colombo delle ACLI e i rappresentanti sia dell’associazione Non di Solo Pane sia della scuola di italiano per stranieri Aurelio Livraghi, lodati pubblicamente per l’eccellente lavoro quotidiano svolto a favore dell’integrazione e del supporto ai cittadini stranieri.
Uno dei momenti più intensi della mattinata è stato il discorso di don Federico Papini, prevosto di Magenta, invitato sul palco per portare il saluto e la vicinanza della Chiesa cattolica.
«La nostra presenza è un segno di stima e di rispetto nella ricerca costante di ritrovare le radici del dialogo e della fratellanza», ha esordito il parroco, parlando di fronte alla folla raccolta in piazza. «In questo nostro mondo segnato da tante guerre, vogliamo testimoniarci reciprocamente il primato di Dio nelle nostre vite. In un tempo in cui il dilagare dell’odio è evidente, noi non vogliamo abituarci a questo, ma sentiamo l’importanza di scoprirci fratelli e sorelle perché tutti siamo figli di Dio». Don Federico ha concluso il suo intervento con l’auspicio di lasciarsi contagiare dalla misericordia divina per diventare «fratelli e sorelle universali».
Dopo i saluti istituzionali e i ringraziamenti della comunità musulmana per la costante disponibilità del prevosto e delle realtà cittadine, la piazza si è raccolta nel silenzio e nel canto per l’inizio dei Takbīr e della solenne preghiera rituale, chiudendo una mattinata che a Magenta ha lanciato un forte messaggio di pace e coesistenza pacifica.
















