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Vigevano, elezioni: fenomeno Vannacci, flop dell’avvocato Lovati

Il candidato del Generale sfonda la soglia del 14% e potrebbe essere determinante al ballottaggio in caso di sostegno al centrodestra che deve rincorrere ed è spaccato in due. L'ex legale di Andrea Sempio non arriva all'1% nonostante il boom mediatico

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Sono la candidata del centrosinistra Rossella Buratti, che ha ottenuto il 34 per cento, e Paolo Previde Massara, che ha preso il 24 per cento con il sostegno di Forza Italia i due contendenti al ballottaggio per il comune di Vigevano.

È un risultato che si deve anche alle divisioni nel centrodestra sulla scelta dei candidati sindaci nella città ducale, e alla presenza del nuovo partito di destra radicale dell’ex generale Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, che ha ulteriormente frammentato il voto.

Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati hanno sostenuto un candidato diverso rispetto a Forza Italia. Era l’assessore uscente Riccardo Ghia, che ha preso il 21 per cento. Pur essendo leghista, Ghia è stato votato più dagli elettori di Fratelli d’Italia (11,4 per cento) che da quelli della Lega (9,5 per cento). Forza Italia aveva scelto di sostenere un proprio candidato perché non era convinta che Ghia potesse ottenere un buon risultato.

Ma al di là di queste divisioni nel centrodestra a far rumore anche a livello nazionale è l’affermazione della lista del Generale Vannacci che ha superato il 14 per cento con il suo candidato Sindaco Furio Suvilla.

L’avvocato Suvilla, ex leghista che si è presentato con la lista “Vigevano Futura”, sostenuta da Futuro Nazionale è diventato così un caso nazionale.

Gli fa da contraltare in negativo l’avvocato di Andrea Sempio, Massimo Lovati. Candidato sindaco a Vigevano con Democrazia Sovrana Popolare, il 73enne si ferma ad appena 231 voti.

Nonostante l’avventura politica da dimenticare, Lovati ci ha scherzato su. Il legale, in collegamento con il programma Ignoto X su La7, ha ironizzato: “Il mio pronostico era quello di arrivare ultimo: ci ho azzeccato”.

In questo caso obiettivamente l’operazione di trasformare la notorietà mediatica in consenso politico non ha decisamente funzionato.

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